Oro in calo: la filiera paga lo spread interno, non il fixing

Il prezzo spot dell'oro è sceso dello 0,2% a 4.339,96 dollari l'oncia alle 8:30 ora di Singapore del 14 settembre, terza settimana consecutiva di ribassi. Eppure, per chi l'oro lo compra per lavorarlo, il fixing internazionale conta meno di quanto sembri: il lingotto SJC resta quotato tra 143,00 e 146,00 milioni di VND per tael, invariato rispetto al giorno prima. Il nodo per la filiera produttiva non è il prezzo che scende, ma il costo di rotazione della merce e il costo del capitale con cui la si finanzia.

Il fixing internazionale scende, il listino interno resta fermo

La mattina del 14 settembre il prezzo mondiale dell'oro si attestava a 4.331 dollari l'oncia, in calo di 16 dollari rispetto alla stessa ora del giorno precedente secondo il rilevamento citato da Kitco News. In Vietnam, SJC, DOJI e Phu Nhuan Jewelry (PNJ) hanno lasciato i listini dei lingotti a 143-146 milioni di VND per tael, con uno spread di 3 milioni tra acquisto e vendita. Il mercato interno si è mosso in direzione opposta alla chiusura internazionale di fine settimana, quando il fixing era a 4.348 dollari l'oncia, in calo di 81 dollari sul valore di sette giorni prima (4.429 dollari).

Non è una contraddizione tra fonti, ma il risultato di momenti di rilevazione diversi. È però il dato che conta per un laboratorio orafo: il costo di sostituzione del magazzino.

Lo spread di acquisto-vendita è il costo di rotazione della filiera

Tra acquisto e vendita SJC intercorrono 3 milioni di VND per tael. Sul prezzo di acquisto di 143 milioni lo spread pesa il 2,10% (3 su 143); su quello di vendita di 146 milioni, il 2,05% (3 su 146). Per chi compra materia prima e la rimette sul mercato, questo è il costo minimo di ogni rotazione completa, prima di lavorazione e finitura.

Il quadro peggiora sugli anelli. DOJI quota gli anelli in oro 9999 Hung Thinh Vuong tra 143 e 147 milioni, con uno spread di 4 milioni, pari al 2,80% del prezzo di acquisto. SJC resta a 3 milioni (2,11% su 142,5), Bao Tin Minh Chau a 3,1 milioni (2,17% su 142,9).

OperatoreProdottoAcquisto (mln VND)Vendita (mln VND)SpreadIncidenza su acquisto
SJCLingotto143,0146,03,02,10%
SJCAnelli142,5145,53,02,11%
DOJIAnelli 9999143,0147,04,02,80%
Bao Tin Minh ChauLingotto142,9146,03,12,17%

Il premio interno vale tra il 4,3% e il 6,5% sul fixing convertito

Convertendo i 4.331 dollari l'oncia al cambio Vietcombank di 26.285 VND/USD, il prezzo mondiale equivale a circa 137,1 milioni di VND per tael, tasse e commissioni escluse. Confrontato con il listino SJC, il premio è del 4,30% in acquisto (143,00 contro 137,1) e del 6,49% in vendita (146,00 contro 137,1).

Lingotti d'oro e bilancia con luce naturale, simbolo dello spread sui mercati dell'oro
La filiera dell'oro affronta pressioni dai mercati globali, con spread rilevanti fra i prezzi internazionali e locali.

Per un produttore che si rifornisce sul mercato interno, questo è il differenziale di costo rispetto a un concorrente che compra al fixing. Quando il prezzo mondiale scende e il listino locale resta ancorato — come tra il 13 e il 14 settembre — il premio si allarga invece di restringersi. È lo stesso meccanismo che avevamo riportato per il 13 settembre, quando il calo mondiale dell'1,8% si è tradotto in una flessione interna di appena l'1,08%.

Con la Fed, il costo del capitale circolante sale

La riunione di politica monetaria della Federal Reserve è in calendario per il 15-16 settembre, con il tasso di riferimento tra 3,50% e 3,75%. Dopo il dato CPI core di agosto (+0,3% su base mensile, 2,4% su dodici mesi, con l'indice complessivo a 3,4%), il mercato prezza una probabilità dell'88% di un rialzo.

Per la filiera manifatturiera la meccanica è diretta: oro e argento sono materie prime a rotazione lenta, e il magazzino si finanzia a debito. Un rialzo dei tassi alza il costo di tenere scorte invendute proprio mentre lo spread di 3-4 milioni per tael fissa il pavimento del margine. Ryan McKay, direttore della strategia sulle materie prime di TD Securities, ha avvertito che "i rischi al ribasso per l'oro stanno aumentando in vista della riunione della Fed". Adrian Day, presidente di Adrian Day Asset Management, legge il quadro all'opposto: "la forza dimostrata di fronte alle avversità suggerisce che l'oro stia gradualmente formando un livello di supporto più elevato a 4.300 dollari l'oncia prima di continuare a salire ulteriormente".

Argento e domanda asiatica: due variabili per chi produce

L'argento è sceso dello 0,8% a 64 dollari l'oncia, quattro volte il calo percentuale dell'oro (-0,2%): per i laboratori che lavorano entrambi i metalli, la volatilità relativa del metallo bianco resta più alta.

Sul fronte della domanda, la settimana chiusa l'11 settembre ha mostrato un quadro asimmetrico: gli acquisti in India sono rimasti deboli per via delle fluttuazioni di prezzo, mentre la domanda di investimento in Cina è rimasta elevata. Per un esportatore di gioielli, la tenuta del mercato cinese compensa solo in parte il rallentamento indiano.

Il punto operativo è che il calo del fixing non è una riduzione di costo per la filiera. Tra premio interno, spread di rotazione e costo del denaro, il prezzo effettivamente pagato da chi trasforma il metallo è già ancorato a un livello che il movimento del dollaro, da solo, non intacca: se la Fed alza i tassi il 16 settembre, la voce che cresce nel conto economico di un laboratorio orafo non è il listino, ma il finanziamento delle scorte.

Fonti

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