Il 10 agosto 2026 i lingotti d'oro SJC hanno chiuso a 144,1 milioni di VND/oncia, con un rialzo di 600.000 VND rispetto alla mattinata. Non è solo una notizia per investitori: per la filiera orafa vietnamita — gioiellieri, produttori di semilavorati, laboratori artigianali — ogni oscillazione del metallo si traduce in una compressione immediata dei margini, in un settore dove l'oro rappresenta tra il 60 e il 70% del costo del prodotto finito.
L'aumento pomeridiano arriva dopo un'apertura in calo di 500.000 VND, segno di una volatilità intraday che rende impossibile per i produttori pianificare gli acquisti di materia prima su un orizzonte certo. Il prezzo mondiale intanto viaggia sopra i 4.344 dollari l'oncia, con un differenziale di circa 6 milioni di VND per tael rispetto alla quotazione SJC: uno spread che non accenna a ridursi in modo strutturale e che tiene i costi di approvvigionamento locale artificialmente alti rispetto al mercato internazionale.
Il costo della materia prima e l'effetto leva sui bilanci industriali
Quando il prezzo dell'oro sale di 600.000 VND in poche ore, l'impatto su un laboratorio orafo non è lineare. L'oro rappresenta la voce di costo dominante: secondo i dati di filiera già emersi negli ultimi mesi, l'incidenza del metallo sul costo del gioiello finito oscilla tra il 60% e il 70%. Significa che su un prodotto venduto a 144,1 milioni di VND/oncia, tra 86,5 e 100,9 milioni sono imputabili alla sola materia prima.
L'aumento del 10 agosto incide quindi direttamente sul margine lordo dei produttori. Se un laboratorio ha acquistato oro in mattinata a 143,5 milioni e nel pomeriggio il prezzo sale a 144,1 milioni, il valore di magazzino si rivaluta — ma solo se il prodotto finito viene venduto prima di un'inversione. In caso contrario, il rischio è di trovarsi con semilavorati il cui costo di rimpiazzo è già più alto, erodendo la redditività sull'ordine successivo.
Le quotazioni degli anelli in oro 9999 — prodotti chiave per la gioielleria da consumo — mostrano dinamiche differenziate rispetto ai lingotti:
- SJC ha portato gli anelli a 140,6 milioni di VND/oncia in acquisto e 143,7 milioni in vendita, con un rialzo di 600.000 VND.
- Phu Quy quota l'anello rotondo 9999 a 141,1 – 144,1 milioni di VND/oncia, allineandolo di fatto al lingotto.
- BTMC mantiene un prezzo più alto, con l'anello piatto a 141 – 145 milioni di VND/oncia, oltre 900.000 VND sopra il lingotto SJC.
Questa forbice tra anello e lingotto ha una conseguenza produttiva precisa: chi trasforma oro in gioielli paga la materia prima più di chi la detiene come riserva di valore. È un disincentivo strutturale alla lavorazione orafa locale, che si somma alla domanda interna già debole — nel primo semestre 2026 la domanda cinese di gioielli, mercato di riferimento per l'export vietnamita, è crollata del 33,88% a 132,1 tonnellate.
Lo spread compra-vendita a 3 milioni di VND: una tassa occulta sulla produzione
Tutte le principali società di trading — SJC, DOJI, PNJ, Phu Quy, BTMH, BTMC — mantengono uno spread denaro-lettera di 3-4 milioni di VND/oncia. Per un produttore che acquista materia prima e vende il finito, questo differenziale agisce come un costo di transazione implicito che si somma al premio già pagato rispetto al fixing internazionale.

Un calcolo aiuta a dimensionare il fenomeno: con il fixing internazionale a 4.344 dollari l'oncia, il prezzo convertito è di circa 138,1 milioni di VND/tael. Il prezzo di vendita SJC a 144,1 milioni contiene quindi un premio di circa 6 milioni di VND/tael, pari al 4,3% sopra il riferimento globale. Su un lotto di 10 tael — una dimensione comune per un laboratorio medio — sono 60 milioni di VND di costo aggiuntivo puro, solo per operare sul mercato domestico invece che su quello internazionale.
Lo spread compra-vendita di 3 milioni incide per un ulteriore 2,1%: se un laboratorio acquista a 144,1 e deve rivendere il semilavorato a 141,1 (prezzo di riacquisto), perde immediatamente il 2,1% del capitale impiegato, prima ancora di coprire manodopera, design e distribuzione.
L'oro a 4.348 dollari e il nodo della trasmissione dei costi
Nel pomeriggio del 10 agosto il prezzo spot mondiale ha raggiunto i 4.348,8 dollari l'oncia, con un rialzo di 26 dollari rispetto alla mattinata. Il metallo prezioso ha guadagnato 249 dollari l'oncia negli ultimi 30 giorni, un'accelerazione che comprime i tempi di reazione delle imprese di trasformazione.
Per i produttori vietnamiti, il problema non è solo il livello assoluto del prezzo, ma la velocità di trasmissione delle variazioni internazionali al mercato interno. Il 10 agosto i prezzi locali hanno reagito in poche ore a un movimento del fixing globale: chi pianifica la produzione su cicli settimanali si trova esposto a oscillazioni che possono azzerare il margine in una singola seduta.
Va notato un elemento di cautela: le quotazioni di BTMC mostrano che su alcuni prodotti (gioielli Thang Long, gioielli con drago) il prezzo è in realtà calato di 500.000 VND rispetto alla scorsa settimana, nonostante il rialzo pomeridiano. Questo suggerisce che la domanda finale di gioielleria non sta assorbendo i rialzi con la stessa rapidità del mercato dei lingotti, costringendo alcuni operatori a comprimere i prezzi di vendita per mantenere i volumi.
Il paradosso delle banche centrali: accumulano riserve, ma la domanda industriale arretra
Le banche centrali hanno acquistato 289 tonnellate d'oro nel secondo trimestre 2026, pari a circa il 31% della domanda globale. Nello stesso periodo, la domanda complessiva di oro è scesa a 942 tonnellate, il livello più basso dalla fine del 2021. Sono due forze opposte: gli acquisti istituzionali sostengono il prezzo, ma la domanda reale per trasformazione industriale e gioielleria si contrae.
Per la filiera vietnamita, questo significa operare in un mercato dove il prezzo è determinato dalla componente finanziaria e di riserva, non dai fondamentali della produzione. È una dinamica che espone i trasformatori a un rischio di prezzo slegato dalla domanda effettiva dei loro clienti finali.
La riduzione del differenziale tra prezzo SJC e fixing internazionale — sceso a circa 6 milioni di VND/tael — è un segnale parziale di allineamento, ma non basta a restituire prevedibilità ai costi di produzione. Finché lo spread compra-vendita resta inchiodato a 3 milioni di VND e il premio sul fixing persiste, la gioielleria vietnamita lavora con un handicap di costo strutturale rispetto ai competitor che operano su mercati dell'oro più liquidi e allineati al fixing internazionale.




