Il rilancio da 30 centesimi in contanti ha funzionato: nella sola seduta del 10 settembre 2026 sono state portate in adesione 175.190.580 azioni Tim, che portano il totale a 357.711.344 titoli. Per il titolare d'impresa o di partita IVA con azioni Tim in portafoglio la notizia non è cronaca di Borsa, ma una scadenza operativa: l'offerta riaprirà dal 21 al 25 settembre e chi resta fuori rischia di trovarsi dentro un titolo molto meno liquido. Il dato, però, va letto insieme alla dimensione dell'operazione: i titoli già consegnati sono una frazione del capitale, ma l'offerta punta a una quota molto più ampia.
Le adesioni valgono il 20,96% dell'offerta
Le richieste cumulative equivalgono al 20,9634% degli strumenti oggetto dell'offerta e al 16,8% del capitale di Tim. Qui le fonti divergono solo per arrotondamento: SoldiOnline riporta 20,9634%, Forbes 20,96%, MarketScreener 21,0%, mentre Borsa Italiana parla di adesioni oltre il 20,9%. Sommando la partecipazione del 20,1% già detenuta da Poste Italiane, la quota del gruppo guidato da Matteo Del Fante arriva a circa il 36,9%; MilanoFinanza indica 36,8%. Il conto esplicito è: 20,1% + 16,8% = 36,9%; la differenza di un decimale con MilanoFinanza è quindi un effetto di arrotondamento, non un dato alternativo.
I numeri permettono di misurare la posta in gioco. Dividendo i 357.711.344 titoli consegnati per il 16,8% del capitale si ricava un capitale Tim di circa 2,13 miliardi di azioni: il calcolo è 357.711.344 / 0,168 = 2.129.234.190 circa. Dividendo lo stesso totale per il 20,9634% si ottiene che l'offerta ha per oggetto circa 1,71 miliardi di titoli: 357.711.344 / 0,209634 = 1.706.360.000 circa, cioè intorno all'80% del capitale (1,71 / 2,13). L'Opas non punta a una minoranza di controllo: punta alla quasi totalità del capitale. Di conseguenza, il residuo teorico per arrivare all'intero capitale è di circa 1,77 miliardi di azioni (2,13 – 0,3577), cioè circa l'83% del capitale.
La vera scadenza è la riapertura del 21-25 settembre
Oggi, 11 settembre 2026, si chiude la prima finestra dell'offerta, iniziata il 20 luglio 2026. Le azioni ordinarie Tim acquistate sul mercato nei giorni 10 e 11 settembre non potranno essere portate in adesione, e Poste ha rinunciato alla soglia minima del 66,7%: accetterà qualsiasi ammontare di azioni consegnate. Chi decide di aderire, quindi, ha una seconda finestra utile dal 21 al 25 settembre.

| Opzione per chi detiene azioni Tim | Corrispettivo o valore | Rischio da mettere in conto |
|---|---|---|
| Aderire all'Opas | 1,97 euro in contanti e 0,218 nuove azioni Poste per titolo | Esposizione al titolo Poste dopo lo scambio |
| Restare azionista Tim | Valutazione implicita dell'offerta a 7,544 euro, contro 7,479 euro di chiusura | Titolo poco liquido se l'adesione si conferma elevata |
| Vendere a mercato | Prezzo di Borsa (7,479 euro il 10 settembre) | Rinuncia al premio riconosciuto dall'offerta |
Il corrispettivo dell'Opas si può scomporre con i numeri delle fonti. Ai 25,57 euro di chiusura di Poste indicati da MilanoFinanza, la componente in azioni vale 0,218 × 25,57 = 5,574 euro; sommando i 1,97 euro in contanti si ottiene 7,544 euro per titolo Tim, esattamente la valutazione implicita dell'offerta riportata da MilanoFinanza. Rispetto ai 7,479 euro di chiusura di Tim, il premio è di 0,065 euro per azione, pari a circa lo 0,87%: il calcolo è (7,544 – 7,479) / 7,479 = 0,87%. È un margine sottile, ma è il motivo per cui la scelta tra aderire e vendere a mercato non è neutra.
Il rischio liquidità pesa su chi tiene Tim in bilancio
È il punto più concreto per un'impresa: l'analisi di Equita mette nero su bianco che non consegnare le azioni espone al rischio di restare investiti in un titolo poco liquido nel caso di adesione elevata. Sul fronte opposto, il titolo Poste offre una remunerazione più visibile, con un dividend yield tra il 6,8% e il 7,4% e un P/E adjusted atteso di 11,2 volte nel 2028 e 10,4 volte nel 2029. Equita stima inoltre un target di 31 euro su Poste in caso di integrazione completa, contro i 25,57 euro della chiusura precedente al rialzo. Il rialzo implicito è quindi (31 – 25,57) / 25,57 = 21,2%, coerente con l'indicazione di MilanoFinanza di un aumento di oltre il 21%.
Nella seduta dell'11 settembre il quadro di mercato accompagna l'operazione: il Ftse Mib segna +0,78% a 52.213 punti, Tim guadagna lo 0,98% e Poste lo 0,75%. In termini relativi, Tim sovraperforma l'indice di 0,20 punti percentuali (0,98 – 0,78), mentre Poste resta leggermente sotto l'indice di 0,03 punti (0,75 – 0,78). È un dettaglio di seduta, ma aiuta a leggere la pressione dell'offerta sul titolo Tim.
Cosa guarda chi fornisce o compra da Tim
Per chi ha Tim come cliente o fornitore, il cambiamento rilevante è la scala del soggetto con cui tratta. Del Fante ha spiegato che con Tim il gruppo diventerà "veramente un colosso a livello europeo": "salveremo, rivaluteremo e porteremo avanti l'attuale strategia di Tim, ma dandole un bilancio importante: l'azienda avrà 5 miliardi di margine operativo, capitalizzerà 50 miliardi", con "150.000 dipendenti" complessivi. Equita giudica realistiche le sinergie annunciate, con margine di rialzo in caso di pieno controllo.
Il collegamento con i dati di Borsa è diretto: una capitalizzazione indicata a 50 miliardi e un margine operativo a 5 miliardi descrivono una controparte di scala europea, mentre il target di 31 euro su Poste e i 25,57 euro di chiusura indicano quanto il mercato stia già prezzando dell'integrazione. Per un imprenditore con Tim in bilancio, però, la decisione pratica resta finanziaria e si gioca tra oggi e il 25 settembre: dopo quella data il premio dell'offerta non sarà più disponibile e la liquidità del titolo dipenderà da quanto sarà stata alta l'adesione.





