La fiammata dei prezzi spot del gas naturale nel West degli Stati Uniti, innescata dalle temperature a tre cifre di metà luglio, sta ridisegnando i costi di approvvigionamento per l’industria manifatturiera della regione. Con la domanda di condizionamento che assorbe volumi crescenti, le imprese che usano il metano come materia prima o combustibile si trovano a competere con le utility elettriche in un mercato fisico sempre più tirato. L’effetto immediato: margini in compressione per chimica, metallurgia e vetro, specie in California e nel Sudovest.
Stoccaggi ancora sopra la media, ma le iniezioni rallentano
Le scorte restano confortevoli: nella regione delle Montagne Rocciose il surplus era del 21% rispetto alla media quinquennale, mentre il Pacifico segnava un +22% (dati Natural Gas Intelligence). La potente ondata di caldo, però, sta frenando la capacità dei gestori di stoccare nuovo gas. Secondo le nostre rilevazioni indipendenti, la produzione nazionale rimane stabile a 110 miliardi di piedi cubi al giorno e l’ultima stima di iniezione settimanale diffusa dalla redazione indicava 39 Bcf: il robusto consumo elettrico potrebbe ridurre l’eccedenza immessa in caverna, erodendo il cuscinetto di offerta proprio quando le industrie programmano i fabbisogni autunnali.

L’impatto sulle filiere: chi trasforma il gas paga il rialzo
I nodi del Permiano e gli hub della California meridionale competono direttamente per le molecole disponibili, e la pressione al rialzo dei prezzi cash si traduce in costi variabili più alti per i produttori. Settori come la siderurgia da forno elettrico, la produzione di fertilizzanti e la raffinazione vedono la bolletta energetica salire in tempo reale. La tempesta tropicale Bertha, segnalata in avanzamento verso ovest, aggiunge un’incognita: un’eventuale interruzione dei terminali di liquefazione sul Golfo del Messico potrebbe dirottare volumi aggiuntivi verso i mercati occidentali, allentando solo temporaneamente la tensione.
Se le temperature triple-digit persisteranno, il cuscinetto di stoccaggio – pur partendo da livelli sopra la media – rischia di assottigliarsi più del previsto entro settembre. Per chi trasforma il gas in valore aggiunto, il conto del raffreddamento estivo si presenterà in autunno sotto forma di contratti spot ancora elevati.





