Con la circolare n. 74 del 16 luglio 2026, l'INPS ha chiarito una volta per tutte quando un ex detenuto che ha lavorato alle dipendenze dell'Amministrazione penitenziaria può accedere alla NASpI. Per chi fa impresa e assume, la notizia conta più di quanto sembri: avere regole certe sulla storia contributiva di un candidato riduce il rischio di contenziosi e semplifica la valutazione in fase di recruiting.
La circolare recepisce gli orientamenti della Corte di Cassazione e riconosce che il lavoro intramurario è un rapporto di lavoro ordinario a tutti gli effetti previdenziali. Significa che i periodi lavorati in carcere producono contributi utili e, al termine, possono generare diritto all'indennità di disoccupazione — esattamente come per qualsiasi altro lavoratore.
Quando scatta la NASpI: i quattro casi che interessano anche i datori di lavoro
Il documento INPS individua quattro ipotesi in cui la cessazione del rapporto è involontaria e dà diritto alla prestazione. Conoscerle aiuta l'imprenditore a capire la condizione del lavoratore che ha in fase di selezione.
- Scarcerazione per fine pena: il detenuto non può scegliere di proseguire il lavoro. La perdita dell'occupazione equivale alla scadenza di un contratto a termine.
- Conclusione del progetto lavorativo: l'Amministrazione organizza progetti a termine; quando finiscono, il lavoratore non ha alcun potere decisionale sulla prosecuzione.
- Trasferimento in un altro istituto: la decisione spetta solo all'Amministrazione. Se il trasferimento fa perdere il posto, scatta la tutela.
- Misure alternative alla detenzione: affidamento e altre misure concesse dall'autorità giudiziaria interrompono il rapporto, ma non sono dimissioni volontarie.
C'è un'eccezione importante: la rotazione ordinaria del lavoro carcerario non dà diritto alla NASpI. In quel caso il rapporto è solo sospeso, non interrotto.
Il ticket di licenziamento diventa obbligatorio per l'Amministrazione
Un passaggio che riguarda i costi del sistema: nei casi di cessazione a tempo indeterminato che danno accesso alla NASpI, l'Amministrazione penitenziaria deve versare il ticket di licenziamento. L'obbligo salta solo per le semplici rotazioni. Per il datore di lavoro privato questo è un precedente indiretto ma chiaro: il principio della disoccupazione involontaria si applica in modo uniforme, e i costi di interruzione del rapporto seguono la stessa logica.

Cosa cambia per chi assume
Per un'impresa che valuta l'inserimento di persone con esperienze lavorative maturate in carcere, la circolare porta tre vantaggi operativi.
Primo: la tracciabilità contributiva del percorso intramurario è ora allineata a quella di qualsiasi altro rapporto subordinato. Le sedi INPS verificheranno direttamente con l'Amministrazione penitenziaria le condizioni di cessazione, ma il datore di lavoro sa già quali fattispecie generano copertura NASpI e quali no.
Secondo: la certezza sulle indennità di disoccupazione riduce i rischi di sorprese amministrative. Se un candidato ha diritto alla NASpI e la sta percependo, l'eventuale nuova assunzione segue le regole ordinarie di compatibilità e cumulo, senza zone grigie legate alla natura del rapporto precedente.
Terzo: l'ampliamento delle tutele previdenziali rende il lavoro penitenziario un'esperienza professionalmente spendibile, allargando il bacino di candidati con competenze documentate e un curriculum contributivo verificabile.
La circolare non introduce nuovi obblighi diretti per le imprese private. Ma per chi cerca personale, sapere che l'INPS ha risolto le ambiguità sulla NASpI dei detenuti lavoratori significa poter valutare candidature che prima rischiavano di impantanarsi in dubbi amministrativi.


