Per i professionisti con partita IVA che hanno cumulato un contratto di supplenza a termine, il 30 giugno 2026 non chiude solo un rapporto di lavoro: spalanca l’accesso alla NASpI ma introduce una serie di obblighi specifici che, se ignorati, possono azzerare l’indennità o costringere a restituire quanto già percepito. L’errore più frequente – non dichiarare il reddito presunto dell’attività autonoma, anche quando è zero – è esplicitamente segnalato dalle istruzioni INPS come causa di decadenza dal diritto. Ogni anno migliaia di partite IVA lo commettono: per chi ha bisogno di liquidità estiva mentre l’attività viaggia a ritmo ridotto, è un costo che si può evitare con poche comunicazioni mirate.
Chi può fare domanda e come si calcola l’assegno
La NASpI spetta a docenti e personale ATA con contratto a tempo determinato scaduto il 30 giugno. Servono 13 settimane di contributi versati negli ultimi quattro anni e la Dichiarazione di Immediata Disponibilità (DID). Per il 2026 l’importo lordo si calcola sul 75% della retribuzione media mensile fino alla soglia di 1.456,72 euro; oltre, si aggiunge il 25% della parte eccedente, con un massimale di 1.584,70 euro lordi al mese. Per un supplente con retribuzione media di 2.000 euro, l’assegno si attesta intorno a 1.256 euro lordi, che al netto dell’IRPEF diventano circa 940-950 euro mensili.
| Parametro 2026 | Valore mensile lordo |
|---|---|
| Soglia per calcolo al 75% | 1.456,72 € |
| Massimale erogabile | 1.584,70 € |
| Assegno medio stimato | 1.256 € |
| Netto indicativo dopo IRPEF | 940-950 € |
La partita doppia delle scadenze: 8 giorni e 68 giorni
La domanda va presentata all’INPS entro 68 giorni dalla cessazione del contratto, quindi non oltre il 6 settembre 2026 per chi ha terminato il 30 giugno. Ma il termine che incide sui soldi è molto più stretto: se si invia la richiesta entro 8 giorni dalla scadenza – cioè entro l’8 luglio – l’indennità decorre dall’ottavo giorno successivo alla fine del contratto. Oltre, la decorrenza slitta al giorno successivo all’invio, e ogni 24 ore di ritardo bruciano circa 42 euro lordi (1.256 euro diviso 30 giorni). Una settimana persa equivale a circa 290 euro lordi in meno.

Partita IVA e NASpI: i due adempimenti che scongiurano restituzioni
Chi possiede già una partita IVA, o intende aprirla durante la fruizione, ha l’obbligo di comunicare all’INPS il reddito presunto dell’attività autonoma, anche se è pari a zero. L’omissione «fa perdere il diritto alla prestazione» – lo segnalano esplicitamente le circolari operative – e non è sanabile a posteriori. La comunicazione va fatta entro 30 giorni dall’avvio dell’attività o dalla variazione, utilizzando il modello NASpI-COM.
La NASpI è compatibile con il lavoro autonomo, purché i redditi restino sotto determinate soglie. Superarle senza avvisare l’INPS è l’altra causa principale di richieste di restituzione: ogni modifica va tracciata tempestivamente. Per un professionista con incassi irregolari d’estate, il consiglio è calcolare subito il reddito atteso e dichiararlo prima che l’INPS avvii controlli automatici. Affidarsi a un patronato per la gestione parallela dei due canali – domanda NASpI e comunicazioni della partita IVA – resta la strada più sicura per non incappare in errori costosi.
Cosa fare subito: la check-list operativa
- Inviare la domanda entro l’8 luglio sul portale INPS (con SPID, CIE o CNS) o tramite patronato, per evitare giorni scoperti.
- Verificare l’estratto conto contributivo e accertare le 13 settimane minime.
- Rendere la DID e, entro 15 giorni, firmare il patto di servizio al Centro per l’Impiego.
- Se la partita IVA è già attiva, dichiarare il reddito presunto anche se zero, compilando il modulo richiesto dall’INPS.
- Se si intende aprire la partita IVA durante l’indennità, attivare subito il modello NASpI-COM non appena l’attività parte.
- Ricordare il décalage del 3% mensile dal sesto mese, che riduce gradualmente l’assegno: chi pianifica di tornare a fatturare a settembre deve calibrare le spese aziendali su questa riduzione progressiva.
Per il titolare di partita IVA che vive di contratti scolastici e commesse autonome, la finestra di luglio non è una formalità burocratica: è il momento in cui un adempimento tempestivo protegge un flusso di cassa sicuro durante i mesi estivi e scongiura restituzioni che possono arrivare a diverse migliaia di euro. L’indennità può coprire costi fissi dell’attività in attesa della ripresa autunnale, ma solo se ogni comunicazione resta allineata con la posizione INPS.
Fonti
- News Istruzione
- TuttoLavoro24
- EduNews24
- Oggi Scuola
- Orizzonte Scuola
- Tecnica della Scuola
- Orizzonte Scuola
- News Istruzione




