MFE-MediaForEurope ha chiuso il primo semestre 2026 con ricavi a 2,951 miliardi di euro, in calo del 6% sul dato pro forma 2025, e un EBIT adjusted di 145,7 milioni contro i -7,3 milioni dello stesso periodo dell'anno prima. Per un'impresa il punto non è la contrazione del fatturato: è che il gruppo guidato da Pier Silvio Berlusconi ha recuperato redditività tagliando i costi più di quanto abbia perso ricavi. La conseguenza pratica riguarda chi fornisce il gruppo, chi compra spazi pubblicitari e chi lo tratta come controparte commerciale.
Costi tagliati più dei ricavi persi: l'aritmetica del semestre
I ricavi sono calati di 190,6 milioni nel confronto omogeneo, mentre i costi operativi sono stati ridotti di oltre 230 milioni (-8,6%). La differenza tra i due valori, 39,4 milioni, coincide quasi esattamente con la crescita dell'EBITDA, salito di 39,5 milioni a 519,9 milioni: la redditività del semestre è, in larga misura, il prodotto del contenimento dei costi.
| Voce | Primo semestre 2026 | Confronto pro forma H1 2025 |
|---|---|---|
| Ricavi consolidati | 2,951 mld € | 3,142 mld € (-6%) |
| Costi operativi | -230 mln € (-8,6%) | — |
| EBITDA | 519,9 mln € | +39,5 mln € |
| EBIT adjusted | 145,7 mln € | da -7,3 mln € |
| Utile netto adjusted | 50,5 mln € | da 6,9 mln € |
| PFN ai fini covenant | 857,1 mln € (30 giugno) | 959,2 mln € (1 gennaio) |
Il comparto Entertainment — televisione e intrattenimento in Italia, Spagna e area DACH — segue la stessa traiettoria: costi giù di 216,9 milioni (-9%) ed EBIT adjusted a 163,7 milioni, in miglioramento di 116,2 milioni.
Per la filiera: la leva non è il volume di spesa
Se i margini salgono più per efficienza che per crescita, l'effetto si trasmette ai fornitori. Nel semestre il gruppo ha realizzato oltre 200 milioni di efficienze e ottimizzazioni nel solo Entertainment, a una velocità superiore al doppio rispetto a quanto previsto per l'intero 2026 nel piano presentato al mercato in fase di Opas. Per chi fornisce contenuti, servizi tecnici o produzioni, la variabile da mettere nei conti non è l'entità complessiva della spesa, ma il modo in cui i contratti vengono rinegoziati.

Per chi compra spazi pubblicitari il quadro resta complesso: «Il contesto pubblicitario si presenta sempre più difficile, con i mezzi tradizionali e la televisione in difesa e un'ulteriore crescita del comparto digitale, dominato dalle grandi multinazionali del web», ha dichiarato il chairman e group ceo Pier Silvio Berlusconi, rivendicando «l'ottima tenuta dei ricavi in Italia».
Giugno e luglio deboli, il quarto trimestre decide l'anno
La raccolta di giugno e luglio ha risentito della mancanza della Coppa del Mondo FIFA sulle reti del gruppo; agosto ha mostrato segnali di miglioramento. MFE prevede comunque per il terzo trimestre una flessione della raccolta consolidata nell'ordine di pochi punti percentuali. Il banco di prova è il quarto trimestre, tradizionalmente decisivo per il mercato pubblicitario e particolarmente importante in Germania.
Tre letture operative per chi ha un'attività
La prima: la leva del gruppo è l'efficienza, non il volume. I 39,4 milioni di costi tagliati in più rispetto ai ricavi persi spiegano quasi tutta la crescita dell'EBITDA di 39,5 milioni, quindi chi vende servizi a MFE deve aspettarsi una pressione sul prezzo più che un aumento dei volumi. La seconda: la posizione finanziaria netta ai fini dei covenant è scesa a 857,1 milioni dai 959,2 milioni di inizio gennaio, un miglioramento superiore ai 100 milioni che rende il gruppo una controparte commerciale più solida per chi concede dilazioni o lavora su commesse lunghe. La terza: con ProSiebenSat.1 consolidata, un inserzionista attivo in Italia, Spagna e DACH ha davanti un interlocutore unico più grande, ma anche un mercato tedesco in cui si concentra la parte decisiva dell'anno.
Per un'impresa che investe in comunicazione o lavora con la filiera televisiva, il semestre di MFE dice una cosa concreta: i budget si spostano verso chi dimostra efficienza, e la tenuta italiana è oggi il terreno più solido su cui negoziare.




