Le azioni ASML hanno perso l'8% in una sola seduta lunedì 28 luglio 2026, bruciando circa 60 miliardi di euro di capitalizzazione in due giorni. Il motivo? L'indiscrezione, rilanciata da Reuters, che la Cina avrebbe avviato la produzione di macchinari litografici DUV a immersione con un'azienda statale di Shanghai, Aishengna Electronic Technology Group. Per un imprenditore che produce, esporta o semplicemente usa tecnologia, la notizia non è solo finanza: tocca fornitori, costi e decisioni industriali dei prossimi anni.
Una miniera di semiconduttori, ma non per tutti
La mossa cinese punta a ridurre la dipendenza da ASML, il colosso olandese che oggi fornisce il 20% dei suoi ricavi (circa 9 miliardi di euro l'anno) proprio alla Cina. Pechino vuole svincolarsi dai controlli sulle esportazioni imposti dagli Stati Uniti, che già bloccano la vendita dei macchinari EUV più avanzati e minacciano di estendere lo stop anche ai sistemi DUV a immersione.
Chi ha un'impresa che importa componentistica elettronica o macchinari con chip avanzati deve sapere due cose. La prima: i volumi cinesi sono irrisori. Aishengna prevede 5 macchine nel 2026 e 20 nel 2027. ASML ne ha consegnate 131 solo nel 2025. La seconda: le macchine cinesi sono di generazione precedente (DUV, non EUV) e, stando alla fonte anonima citata da Reuters, necessitano ancora di test e restano lontane dalle prestazioni dei modelli olandesi.
Il costo nascosto di un "piano B" tecnologico
Per chi ha attività produttive in Cina o rapporti con fornitori cinesi di semiconduttori, il punto non è se le macchine cinesi siano competitive oggi. Il punto è che i produttori cinesi di chip potrebbero essere costretti a usarle comunque. Sanne van der Lugt, ricercatrice al Leiden Asia Center, lo spiega senza giri di parole: le aziende cinesi «non credono più di poter fare affidamento sulla tecnologia olandese a lungo termine» e per loro si tratta di «prendere questo o restare a mani vuote».

Tradotto per un imprenditore: se la tua filiera passa da fonderie cinesi come SMIC, Hua Hong Semiconductor o CXMT (i primi clienti designati per i macchinari Aishengna), preparati a chip prodotti con resa inferiore, throughput più basso e minore affidabilità. Non significa che i prodotti finali smetteranno di funzionare, ma che i costi per chip salgono e i tassi di scarto possono aumentare. Chi assembla in Cina o compra componenti da subfornitori cinesi deve iniziare a mappare questa esposizione.
Un blocco normativo che cambia i calcoli industriali
L'aspetto più concreto per le partite IVA sta nei controlli all'esportazione. Il Congresso USA sta discutendo una legge che bloccherebbe anche le restanti esportazioni DUV a immersione di ASML verso la Cina. Se passa, i produttori cinesi non avranno alternative: useranno i macchinari locali, con tutto ciò che comporta in termini di qualità e costi.
Gli analisti di JP Morgan Chase mettono in guardia: «si tratta di un ulteriore tassello nel percorso di autosufficienza della Cina e aumenta il rischio a lungo termine per i ricavi di ASML in Cina». Per un'impresa, il rischio simmetrico è che la componentistica made in China diventi meno competitiva o che i tempi di consegna si allunghino mentre le fonderie cinesi mettono a punto le nuove macchine.
Ipek Ozkardeskaya, analista di Swissquote, è ancora più netta: se la Cina riuscisse a intaccare il monopolio DUV di ASML sarebbe «uno scenario da incubo» per l'olandese. Ma proprio perché ASML resterà dominante a lungo (servirebbero almeno 10-20 anni per replicare la tecnologia EUV), il mercato mondiale dei chip avanzati resterà spaccato in due: Cina da una parte, resto del mondo dall'altra. Chi esporta in entrambe le aree deve cominciare a pensare a specifiche di prodotto e standard qualitativi separati.





