Trenta virgola sei miliardi di euro di offerta, 27 milioni di clienti e un nuovo terzo polo bancario che nasce dalle cessioni di filiali a Unipol. L’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi di Siena non è solo una partita tra grandi gruppi: per chi ha un’attività e una partita IVA, questa operazione ridisegna gli interlocutori bancari, promette più trasparenza e apre la strada a un riassetto del credito che tocca direttamente sportelli, condizioni di finanziamento e governance.
Quante filiali restano e quante cambiano proprietà
L’operazione non comporterà un taglio netto della rete fisica, ma un trasferimento massiccio di sportelli. Secondo l’accordo vincolante raggiunto l’8 giugno scorso, Intesa Sanpaolo cederà 635 filiali MPS a Unipol Assicurazioni, che le integrerà in una nuova entità bancaria autonoma insieme a Bper, dando vita a Banca Monte dei Paschi. Intesa ne manterrà invece 625, insieme all’intera Mediobanca e al marchio storico di quest’ultima. Il corrispettivo che Unipol dovrà versare a Intesa per la cessione è stimato tra 3 e 3,5 miliardi di euro.
Per finanziare l’acquisizione, l’assemblea dei soci di Unipol ha già approvato un aumento di capitale fino a 2,5 miliardi di euro, con efficacia subordinata all’ok dell’Ivass. Sul territorio, quindi, le imprese che oggi lavorano con MPS non vedranno scomparire la propria filiale, ma potrebbero trovarsi di fronte a un nuovo gestore.
Il nodo governance: cosa manca a MPS e cosa promette Intesa
Un aspetto cruciale per chiunque abbia un rapporto di affidamento bancario è la stabilità della governance. Dal board di MPS è emersa una situazione che lo stesso CEO di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ha definito «incredibile». Quattro consiglieri di minoranza hanno inviato una lettera di contestazione al presidente e al collegio sindacale, denunciando scarsa trasparenza dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio e mancata trasmissione in tempo utile delle informazioni necessarie per le delibere. I quattro hanno chiesto la convocazione immediata del consiglio per sostituire due consiglieri dimissionari, in una fase delicatissima per la banca senese.

Intervistato da Cnbc Europe, Messina ha dichiarato di voler portare in MPS «serenità e trasparenza nel processo di governance», offrendo agli azionisti «un porto sicuro». Ha poi citato la celebre frase di Mario Draghi, «whatever it takes», per sottolineare l’impegno a concludere l’operazione: «faremo tutto il possibile». Per le imprese che valutano finanziamenti, rinnovi di linee di credito o semplicemente vogliono sapere chi decide dall’altra parte del tavolo, il passaggio a una struttura di governance più chiara non è un dettaglio: è una condizione operativa.
Due giganti e un terzo polo: che succede al credito per le PMI
L’operazione ridisegna il panorama bancario italiano in tre blocchi. Da un lato ci sono i due «pilastri della Borsa italiana», come li ha definiti Messina: Intesa Sanpaolo e Unicredit, con modelli di business diversi (gestione patrimoniale la prima, banca commerciale paneuropea la seconda) ma entrambe con un rapporto price-to-earnings di 11. Dall’altro si forma un terzo attore indipendente, la nuova Banca Monte dei Paschi targata Unipol-Bper.
Per il titolare di impresa, questa geografia comporta un elemento da monitorare: la pluralità di operatori resta, ma cambia la proprietà di centinaia di sportelli. Se da un lato l’integrazione in Intesa (con un «rischio di integrazione pari a zero», ha assicurato Messina) promette stabilità, dall’altro la nascita del terzo polo potrebbe mantenere un certo grado di concorrenza sul territorio, specie nei segmenti delle piccole e medie imprese dove la presenza fisica conta ancora.
Intesa stima di raggiungere, grazie a questa acquisizione, 2.000 miliardi di euro di attività finanziaria della clientela entro il 2029 e di anticipare di tre anni la realizzazione del proprio piano industriale. Numeri che parlano di solidità, ma che le imprese dovranno tradurre in condizioni concrete: tempi di risposta sulle pratiche, costi dei servizi, accesso al credito garantito.
Il passaggio di MPS sotto Intesa, insieme alla cessione di oltre seicento sportelli a Unipol, non è una semplice fusione: è il riassetto del sistema bancario in tre poli. Il vero banco di prova per le partite IVA sarà verificare se la «serenità» promessa da Messina si trasformerà in condizioni di finanziamento più competitive o se la concentrazione finirà per irrigidire l’offerta. La mappa del credito è già cambiata; ora tocca a chi l’ha ridisegnata dimostrare che il nuovo assetto conviene anche a chi fa impresa.





