Goldman Sachs taglia l’oro di 500 dollari: la Fed può fare peggio

Dal picco di 5.600 dollari l'oncia toccato a fine gennaio 2026, l'oro ha perso circa il 26%, scendendo a 4.141 dollari nelle ultime contrattazioni. Per le imprese che acquistano il metallo come materia prima, quella correzione si è già tradotta in costi di approvvigionamento significativamente più bassi. Ma l'orizzonte di pianificazione resta nebuloso: Goldman Sachs ha tagliato il target di fine anno di 500 dollari, e uno scenario di rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve potrebbe spingere il prezzo ancora più in basso — creando una forbice di incertezza difficile da gestire nei contratti a termine.

Perché Goldman ha tagliato le stime

La revisione delle analiste Lina Thomas e Daan Struyven di Goldman Sachs porta il target base per dicembre 2026 a 4.900 dollari l'oncia, 500 in meno rispetto alla previsione precedente. Il motivo principale non è la domanda industriale ma quella finanziaria: a maggio 2026 gli ETF garantiti dall'oro hanno registrato deflussi globali per circa 2 miliardi di dollari. I fondi asiatici hanno subito il primo deflusso mensile da agosto 2025, con 1,2 miliardi usciti in un solo mese; solo l'Europa ha attirato nuovi capitali.

Questi flussi riflettono il riposizionamento del mercato sulle aspettative di politica monetaria. Gli economisti di Goldman hanno spostato la previsione di taglio dei tassi USA a giugno e dicembre 2027 — in precedenza si attendevano riduzioni già a dicembre 2026. La Federal Reserve ha mantenuto il tasso tra il 3,50% e il 3,75%, e il mercato sconta sempre meno una riduzione a breve.

"Le nostre prospettive sul prezzo dell'oro restano strutturalmente positive ma tatticamente caute, con rischi di ribasso nel breve termine e rischi di rialzo nel medio termine", hanno scritto le analiste nella nota di ricerca.

Il rischio-Fed: scenario a 4.400 dollari

Il dato più rilevante per chi deve pianificare acquisti è il downside scenario: se la Fed dovesse alzare i tassi, Goldman prevede che l'oro possa scendere a 4.400 dollari entro fine 2026. Attualmente nove funzionari della Federal Reserve considerano plausibile almeno un rialzo nell'anno in corso. Rob Kaplan, vicepresidente di Goldman ed ex presidente della Fed di Dallas, ha dichiarato a Bloomberg che un'azione potrebbe arrivare già a settembre 2026.

A rafforzare questa possibilità c'è l'orientamento del nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh, nominato dal presidente Donald Trump. Dopo il suo primo meeting alla guida della banca centrale, Goldman ha definito la postura dell'istituto "sorprendentemente restrittiva", con la stabilità dei prezzi indicata come priorità dichiarata.

Banche tagliano le stime sull'oro per fine 2026
Argento in lingotti e monete su superficie blu. Foto di merwak. raw su Pexels

Una discrepanza tra le fonti: Wall Street Italia attribuisce a Goldman un target diretto di 4.400 dollari per fine anno, mentre BeInCrypto e Yahoo Finance citano 4.900 come scenario base e 4.400 come downside legato a un eventuale rialzo. La distinzione è sostanziale: 4.900 implica un recupero dal livello attuale; 4.400 equivale sostanzialmente alla quotazione odierna. La nota originale di Goldman — citata da più fonti — distingue esplicitamente i due scenari, il che rende più affidabile la versione che separa il target base dal caso estremo.

Le banche centrali tengono il pavimento

La domanda delle banche centrali offre un supporto strutturale che bilancia la pressione finanziaria. Ad aprile 2026 gli acquirenti ufficiali hanno aggiunto 19 tonnellate nette. Le stime di Goldman indicano acquisti istituzionali di circa 50 tonnellate al mese nel 2026 e 40 mensili nel 2027. Un sondaggio del World Gold Council segnala che il 45% delle banche centrali prevede di aumentare le proprie riserve entro l'anno prossimo.

Per chi compra oro come materia prima, questa domanda pubblica funziona da pavimento dei prezzi: uno smobilizzo coordinato da parte degli acquirenti ufficiali rimane uno scenario poco probabile, il che limita il rischio di crolli prolungati sotto i livelli correnti.

Il quadro per i responsabili acquisti

Il calo del 26% rispetto al picco di gennaio — calcolato dai 5.600 dollari dell'oncia alla quotazione attuale di 4.141 (differenza: 1.459 dollari) — ha già alleggerito i costi di chi usa il metallo nella catena produttiva. La forbice tra scenario base (4.900 dollari) e downside (4.400 dollari) equivale a circa l'11% del target base (500 diviso 4.900): una varianza difficile da assorbire in contratti plurimensili senza clausole di indicizzazione.

La debolezza degli ETF, che a maggio ha scaricato 2 miliardi di dollari sul mercato, può nel breve periodo tenere i prezzi contenuti — un vantaggio per i compratori industriali rispetto al picco di gennaio. Se la domanda finanziaria dovesse invertire rotta — Goldman mantiene una visione strutturalmente costruttiva sul medio termine — i prezzi potrebbero risalire verso e oltre i 4.900 dollari prima della fine dell'anno, rendendo meno convenienti gli acquisti rimandati.

La riunione della Fed di settembre 2026 è il vero spartiacque: un rialzo dei tassi consoliderebbe i livelli attuali o li abbasserebbe verso i 4.400 dollari; l'assenza di rialzo potrebbe invece far rimbalzare il metallo verso il target base, e chi avrà aspettato si troverà a pagare di più l'ultimo trimestre.

Fonti

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