Gas USA sotto 3 dollari: cosa cambia per le filiere industriali

Il gas naturale statunitense resta sotto il muro dei 3,00 dollari per MMBtu e l'ultimo tentativo di rottura si è infranto sulla resistenza intraday. Il contratto di ottobre si è fermato a 2,909 dollari/MMBtu, lasciando il costo dell'energia ancorato alla fascia bassa proprio mentre la domanda di fine stagione si spegne. Per le filiere industriali che dipendono dal gas, la domanda chiave diventa un'altra: quanto reggerà l'export di GNL?

Il tetto dei 3 dollari regge sulla domanda di spalla

Il contratto di ottobre ha provato il rialzo in avvio, poi la resistenza tecnica vicino ai 3,00 dollari/MMBtu ha innescato vendite al midday. Alle 11:45 a.m. ET il future segnava 2,909 dollari/MMBtu, in calo di un penny, contro uno spot Henry Hub in media a 3,011 dollari/MMBtu in apertura. A pesare è la domanda di spalla: l'ultimo guizzo di caldo tardo-estivo nel Sud degli Stati Uniti, con temperature vicine ai record giornalieri, non compensa il calo fisiologico tra picco estivo e stagione invernale.

Impianto industriale di lavorazione del gas naturale con serbatoi metallici e infrastrutture energetiche
Le infrastrutture di lavorazione del gas naturale rimangono centrali per l'economia industriale americana.

Per la filiera conta il feedgas, non il prezzo di giornata

La variabile decisiva per chi gestisce impianti e approvvigionamenti è il feedgas, il gas destinato agli impianti di liquefazione. La domanda GNL resta solida nelle stime, ma il flusso complessivo è risultato più debole; Golden Pass è in rimbalzo. La produzione statunitense si mantiene robusta ma altalenante e il mercato prezza un build di stoccaggio contenuto. L'export, in sostanza, sostiene il mercato quando la domanda interna cala, ma non abbastanza da spingere il prezzo oltre la soglia dei 3 dollari.

Il divario spot-future racconta le attese della filiera

Il confronto tra i due riferimenti di prezzo è il dato più informativo per chi compra gas. Spot a 3,011 e future di ottobre a 2,909 dollari/MMBtu lasciano un divario di 0,102 dollari/MMBtu: calcolando 0,102 su 3,011, lo spot incorpora un premio del 3,4% sul future di ottobre. Il future resta inoltre circa 3,0% sotto la soglia dei 3,00 dollari (0,091 su 3,00). Per un'impresa manifatturiera, quel 3,4% è il costo della fornitura immediata rispetto a chi si copre sul contratto a termine.

Il test vero non è il muro dei 3 dollari di queste sedute, ma la tenuta dei flussi di feedgas quando il riscaldamento prenderà il posto del raffrescamento: è quella la variabile che decide i costi energetici della filiera invernale.

Fonti

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