Gas naturale USA: scorte in eccesso, produzione in calo

L'iniezione settimanale di 16 Bcf nello stoccaggio statunitense non basta a rassicurare la filiera: le scorte restano al 6,2% sopra la media storica e i futures sul gas naturale arretrano a 2,735 dollari per MMBtu nella seduta di giovedì 20 agosto, con un calo di 7,9 centesimi. Per chi estrae il gas e per le imprese che lo usano come input, il mercato debole ha due facce: costi energetici contenuti a valle, ricavi sotto pressione a monte.

Un dato di stoccaggio che maschera la tenuta delle scorte

Il saldo settimanale di +16 Bcf comunicato dall'EIA per la settimana chiusa il 14 agosto è meno rassicurante di quanto appaia. Le scorte restano al 6,2% sopra la media storica e il dato nazionale è stato limitato da un prelievo di 13 Bcf nella regione South Central. Nei depositi salini la flessione è stata di 18 Bcf.

Due calcoli sui dati EIA aiutano a pesare il dato. Primo: i 13 Bcf di prelievo del South Central equivalgono all'81% del saldo netto nazionale di 16 Bcf (13 ÷ 16). Secondo: se l'intera regione South Central ha ritirato 13 Bcf e i soli depositi salini hanno ceduto 18 Bcf, per differenza la componente non-salt della regione ha immesso circa 5 Bcf. Senza il prelievo regionale, il saldo settimanale sarebbe stato di circa 29 Bcf, somma di 16 e 13: un segnale che il resto del sistema ha continuato ad accumulare gas in modo robusto.

Cosa cambia per produttori e imprese manifatturiere

Per la filiera produttiva il mercato debole ha due velocità: chi usa il gas come input beneficia di costi energetici più bassi, chi estrae vede i ricavi compressi da prezzi in calo e produzione in flessione. I tre elementi che definiscono il quadro sono:

Stoccaggio di gas naturale con trend finanziari in calo, simbolo della debolezza del mercato energetico USA
L'eccesso di scorte di gas naturale comprime i prezzi della filiera energetica americana.
  • scorte al 6,2% sopra la media storica, che mantengono il mercato ben rifornito;
  • produzione in calo, che riduce l'offerta in ingresso al sistema;
  • domanda di feedgas per l'export, incluso il terminale Freeport LNG, che resta un supporto parziale.

Il ribasso di 7,9 centesimi per MMBtu può essere tradotto in un ordine di grandezza concreto: per ogni milione di MMBtu indicizzati al NYMEX, il costo teorico scende di 79.000 dollari (7,9 centesimi × 1.000.000). È un beneficio potenziale per chi compra gas non coperto da contratti a prezzo fisso; per chi vende, è la misura della compressione dei ricavi.

Con l'avvicinarsi della stagione di transizione, le imprese con consumi modulabili possono negoziare forniture in condizioni favorevoli. Sul fronte dell'offerta, il calo produttivo segnala un aggiustamento già in corso.

Un mercato debole che riorienta l'attività estrattiva

Il calo di 7,9 centesimi in una sola seduta, con il contratto settembre a 2,735 dollari per MMBtu, arriva mentre la domanda elettrica resta sostenuta dal caldo. Due aggiornamenti NGI della stessa seduta, però, non leggono allo stesso modo il contributo del meteo: uno segnala caldo di supporto su gran parte dei Lower 48, l'altro parla di slancio meteo in esaurimento. La divergenza è più di enfasi che di sostanza, perché entrambi convergono su una domanda di breve ancora alta; aiuta però a capire come un mercato ben rifornito possa restare in negativo anche con una domanda elettrica non debole.

Per la filiera produttiva, il segnale è che l'aggiustamento passa più dai volumi che dai prezzi: l'eccesso di scorte costringe il primo anello della catena, l'estrazione, ad assorbire il costo della debolezza.

Il vero costo dell'eccesso di scorte, in questa fase, non è nei listini finali ma nei bilanci di chi estrae: il gas diventa più conveniente per l'industria, ma la filiera a monte paga il riassorbimento del surplus.

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