I future novembre sul gas naturale hanno difeso la soglia dei 3,000 dollari/MMBtu, chiudendo in modesto rialzo dopo tre sedute di perdite e un passaggio sotto quota 3 nel corso della giornata. Per la filiera industriale il segnale che pesa non è il fixing di chiusura, ma l'incrocio tra una produzione in calo e terminali di esportazione che assorbono una quota crescente di gas.
Produzione a 107,5 Bcf/d, con un calo giornaliero di 1 Bcf/d
L'output di gas naturale si mantiene vicino ai 107,5 Bcf/d, in flessione di 1 Bcf/d rispetto al giorno precedente. Rapportato alla produzione complessiva, il calo vale circa lo 0,93%: una variazione contenuta, ma sufficiente a sostenere i prezzi in un mercato dove il momentum tecnico resta neutro e la domanda della stagione di transizione è debole.

Il GNL assorbe il 16,7% della produzione di gas
I flussi di feedgas GNL hanno superato i 18 Bcf/d. Mettendo questa cifra in rapporto ai 107,5 Bcf/d di produzione, circa il 16,7% del gas estratto prende la via dell'esportazione. Per un impianto manifatturiero energivoro significa competere stabilmente con i terminali di liquefazione per le stesse molecole, anche nella fase in cui la domanda interna è ai minimi stagionali.
Stoccaggi sotto la media quinquennale: meno cuscinetto per l'inverno
Il quadro meteo prevalente delle prossime due settimane resta poco favorevole ai consumi. Il mercato attende il report governativo sulle scorte in programma giovedì, con un incremento stimato inferiore alla media degli ultimi cinque anni: il cuscinetto di gas da cui attingere durante l'inverno si sta formando più lentamente del normale, e questo pesa sulla programmazione degli approvvigionamenti industriali.
Il numero da monitorare non è il prezzo di chiusura
Alle 11:54 ET il contratto November NYMEX quotava 3,021 dollari/MMBtu, in rialzo di 1,0 centesimo, e la soglia dei 3 dollari ha retto fino alla chiusura. Prezzo e produzione vanno però letti insieme: con un calo di 1 Bcf/d equivalente allo 0,93% dell'offerta, la variabile decisiva per chi compra gas diventa la quota che l'export sottrae al mercato interno. Finché i feedgas restano ai livelli rilevati, attorno ai 18 Bcf/d, la competizione sulle molecole tra terminali e industria è strutturale, non congiunturale, e non dipende dal meteo della singola settimana.






