Gas naturale: il rally estivo mette sotto pressione i costi della manifattura

I futures sul gas naturale hanno invertito bruscamente la rotta martedì, con il contratto agosto NYMEX in rialzo di 11,5 centesimi a 3,296 dollari per MMBtu, dopo il sell-off di 9,8 centesimi registrato lunedì. A spingere i prezzi è l’ondata di calore che sta investendo le aree più densamente popolate degli Stati Uniti. Per la manifattura americana — che consuma in media 21,8 miliardi di piedi cubi al giorno di gas come materia prima e fonte energetica — il movimento di prezzo segnala un’estate in cui i costi di produzione resteranno sotto tensione, nonostante i livelli di stoccaggio apparentemente rassicuranti.

Il paradosso dello storage: serbatoi pieni, ma la domanda corre

I dati in arrivo dall’agenzia EIA raccontano una storia controintuitiva. Le proiezioni indicano un’iniezione settimanale di 83 miliardi di piedi cubi negli stoccaggi per la settimana conclusa il 26 giugno, 22 in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Il surplus rispetto alla media quinquennale toccherebbe 171 miliardi di piedi cubi, il livello più alto dal 16 gennaio 2026.

Eppure i prezzi spot stanno salendo. La ragione è nel meccanismo che governa il mercato fisico del gas: il caldo estremo — con i cooling degree days attesi ai massimi stagionali fino a metà luglio — sta comprimendo il tempo disponibile per accumulare scorte prima dell’inverno. Chi produce beni energivori sa che uno storage abbondante a giugno conta meno di una domanda che accelera proprio quando gli acquisti per il riempimento dovrebbero continuare.

Manometro del gas in zona critica su valvola industriale con distorsione da calore sullo sfondo dello stabilimento, rally estivo del gas naturale e costi manifatturieri
L'ondata di calore spinge al rialzo i prezzi del gas naturale, mettendo sotto pressione i costi energetici della manifattura tra stoccaggi rassicuranti e un mercato teso.

Produzione in recupero, ma i forward invernali restano alti

La risposta dell’offerta non si è fatta attendere. La produzione di gas secco negli Stati Uniti continentali ha raggiunto un picco di 112,0 miliardi di piedi cubi al giorno l’8 giugno, per poi attestarsi su una media settimanale di 110,8. Le imprese di perforazione hanno aumentato l’attività: nella scorsa settimana il numero combinato di impianti di perforazione e frac spread è cresciuto di 18 unità, l’incremento più marcato dal settembre 2024.

È il segnale che i produttori stanno già investendo per intercettare la domanda futura. I prezzi forward per il gas con consegna da dicembre 2026 a febbraio 2027 si attestano in media a 4,160 dollari per MMBtu, un livello che anticipa costi della materia prima significativamente più alti per l’industria durante la prossima stagione di riscaldamento.

Il nodo per i settori a valle: costi vischiosi e margini sotto osservazione

Per i trasformatori industriali — chimica, fertilizzanti, vetro, metallurgia — il gas non è solo energia: è feedstock. Con la domanda industriale stabile a 21,8 miliardi di piedi cubi al giorno e i flussi verso gli impianti GNL fermi a 18,7 miliardi di piedi cubi al giorno per la seconda settimana consecutiva, la struttura dei prezzi sta premiando chi ha coperture di lungo termine e punendo gli acquirenti esposti al mercato spot.

L’ondata di calore non ha ancora prodotto un deficit fisico di gas. Ma il differenziale tra i prezzi correnti e i forward invernali — circa 86 centesimi tra lo spot a 3,296 e i 4,160 dei contratti invernali — dice che il mercato sta prezzando un inasprimento progressivo. Per chi pianifica la produzione a sei-nove mesi, il segnale è inequivocabile: il costo marginale della materia prima è in salita, e le scorte abbondanti di oggi potrebbero non bastare a contenere la dinamica.

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