Il regime forfettario potrebbe passare da 85mila a 100mila euro di ricavi o compensi. La soglia di 100mila euro supera però il tetto IVA di 85mila euro fissato dall'art. 284 della Direttiva 2006/112/CE: per questo l'estensione richiede un intervento sui vincoli europei. L'ipotesi si aggiunge a quella dell'IRPEF al 33% fino a 60mila euro e alla detassazione degli aumenti contrattuali nella Manovra 2027. Ecco cosa cambia per chi ha una partita IVA o un'impresa.
Il vincolo UE che blocca i forfettari a 100mila euro
Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha rilanciato l'ipotesi di innalzare la soglia del regime forfettario. Sky TG24 ricorda che l'attuale limite di reddito previsto per la flat tax è di 85mila euro per le partite IVA e che l'ipotesi è portarlo a 100mila euro. Per procedere, però, sarebbe necessario intervenire sui vincoli europei. PMI.it precisa che la soglia salirebbe da 85mila a 100mila euro di ricavi o compensi, oltre il tetto IVA di 85mila euro fissato dall'art. 284 della Direttiva 2006/112/CE. Il nodo, quindi, non è solo politico: la misura si muove oltre la soglia IVA attualmente prevista dalla disciplina europea.
IRPEF al 33% fino a 60mila euro e le altre misure sul tavolo
L'ipotesi fiscale più definita è l'estensione dell'IRPEF al 33% fino a 60mila euro. Dal 2026 il secondo scaglione applica già il 33% tra 28mila e 50mila; la modifica sposterebbe nella stessa fascia i successivi 10mila euro oggi al 43%. Il risparmio teorico è di 100 euro per ogni 1.000 euro di imponibile tra 50mila e 60mila, fino a 1.000 euro annui dai 60mila in su. PMI.it riporta questa tabella: 50.000 euro = 0 euro; 52.000 = 200; 55.000 = 500; 58.000 = 800; 60.000 o più = 1.000. Sul costo del lavoro, il Governo intende prorogare al 2027 la tassazione al 5% degli aumenti da rinnovo contrattuale, oggi limitata ai redditi da lavoro dipendente fino a 33mila euro. Resta già ridotta all'1% l'imposta sostitutiva sui premi di risultato, con limite agevolabile a 5mila euro e reddito entro 80mila, in vigore fino al 2027.

Le nuove voci di costo per chi applica i CCNL
Due novità incidono direttamente su costi e adempimenti:
- La sentenza n. 4969/2026 del Consiglio di Stato, pubblicata il 22 giugno 2026, consente all'Ispettorato Nazionale del Lavoro di contestare l'adeguatezza sostanziale della retribuzione. Per 8 lavoratori in celle frigorifere tra -20 e -24 gradi, la forbice di riferimento in contratti affini arriva all'8-12% della retribuzione.
- Il modulo TFR3 per i neoassunti dal 1° luglio 2026: la scelta sulla destinazione del TFR va consegnata entro 60 giorni dall'assunzione, altrimenti scatta l'adesione automatica al fondo di categoria, con il contributo a carico del lavoratore riflesso sul cedolino. Il modulo è l'Allegato A del decreto interministeriale Lavoro-MEF del 4 settembre 2026.
Cosa deve fare un imprenditore adesso
Il 22 settembre 2026 è la data da segnare: l'ISTAT aggiorna i conti economici nazionali, base per quantificare le risorse della manovra. Il deficit è al 2,9% del PIL per il 2026 e il debito/PIL è atteso al 138,6%. Tre decisioni operative: verificare mansione per mansione se le indennità del CCNL reggono il confronto con i contratti affini, rivedere il budget del costo del lavoro con le flat tax in scadenza al 31 dicembre, e — per le partite IVA tra 85mila e 100mila euro — pianificare la fatturazione in funzione della nuova soglia.
Analisi: il conto vero
L'IRPEF al 33% estesa fino a 60mila euro vale al massimo 1.000 euro annui, secondo il calcolo di PMI.it: 100 euro di risparmio per ogni 1.000 euro di imponibile tra 50mila e 60mila. Il conto si verifica con la differenza tra l'aliquota attuale del 43% e quella ipotizzata del 33%: 10 punti percentuali su 10.000 euro fanno 1.000 euro. Lo stesso schema applicato ai premi di risultato mostra un altro numero: l'imposta sostitutiva all'1% fino a 5mila euro vale 50 euro; senza proroga, il ritorno alla flat tax del 10% indicato da Informazione Fiscale porterebbe il prelievo a 500 euro, con 450 euro in più. Startmag invita poi a non leggere il -6,1% dei salari reali come una misura del potere d'acquisto: il reddito disponibile reale pro-capite è aumentato del 2,6% dal 2021 al 2025, perché il dato sui salari lordi non incorpora le riduzioni del cuneo fiscale. Sul fronte forfettario, il passaggio da 85mila a 100mila euro aggiunge 15mila euro di ricavi o compensi potenzialmente coperti dal regime, ma la soglia resta oltre il tetto IVA di 85mila euro: senza intesa europea, l'effetto pratico per le partite IVA nella fascia 85mila-100mila euro resta condizionato. Il vantaggio del forfettario, quindi, non è quantificabile con i dati disponibili; lo sono invece il taglio IRPEF e la scadenza dei premi.
Fonti
- Il Messaggero
- Brocardi.it
- Startmag
- PMI.it
- Informazione Fiscale
- MySolution
- PMI.it
- Sky TG24
- Informazione Fiscale





