Il denaro resta caro e non tornerà a buon mercato nel breve. La Federal Reserve ha alzato i tassi di 0,25 punti percentuali il 17 settembre 2026 — primo rialzo dal 2023, votato all'unanimità — portando il tasso sui fondi federali al 3,75%-4%, mentre Donald Trump chiedeva di «abbassare i tassi di interesse per gli Stati Uniti, e farlo subito». Per chi ha un'impresa o una partita IVA la notizia non è lo scontro tra Casa Bianca e banca centrale: è che credito, energia e forniture in dollari restano sui livelli da mettere a budget per il 2027.
Il tasso Fed conta meno del rendimento decennale
Per un'impresa il tasso guida della Fed è un riferimento indiretto: a pesare su mutui, leasing e finanziamenti è il rendimento dei titoli a lungo termine. Il Treasury decennale viaggia intorno al 5%, dopo aver toccato il 5,04%, il livello più alto dal 2007, e il tasso medio su un mutuo trentennale a tasso fisso negli Stati Uniti era al 6,76% nella settimana terminata il 10 settembre. I mercati avevano già prezzato la stretta: lo strumento FedWatch del CME attribuiva al rialzo il 92% di probabilità, i futures circa il 90%.
Tre rialzi attesi entro marzo: la finestra per rifinanziarsi
Gli investitori prezzano tre aumenti — settembre, dicembre e marzo — e questo è il dato da usare in pianificazione. L'economista di UBS Jonathan Pingle ricorda che la Fed non è obbligata a completare il percorso se i dati cambiano direzione: chi ha un fido a tasso variabile o un mutuo in scadenza nel 2027, però, non può costruire il piano su un taglio che nessuno prevede. Il presidente Kevin Warsh ha motivato la decisione con un'inflazione «troppo alta» e «rimasta tale per troppo tempo».

In Europa il rifinanziamento non è più economico
Il confronto tra i rendimenti decennali mostra che il credito a lungo termine resta caro anche fuori dagli Stati Uniti. Come avevamo riportato, la BCE ha alzato i tassi di riferimento di 25 punti base il 16 settembre 2026, il giorno prima della Fed, e in agosto l'inflazione annua nel Regno Unito è salita al 3,1%.
| Titolo di Stato | Rendimento a 10 anni |
|---|---|
| Bund tedesco | 3,53% |
| OAT francese | 4,5% |
| Gilt britannico | 5,34% |
Le borse europee hanno recuperato (Euro STOXX 50 +0,5% a mezzogiorno del 16 settembre), ma il rimbalzo arrivava dal calo del petrolio, non da un allentamento monetario.
Energia, cambi e forniture: le tre voci da rivedere
- Energia. Il Brent viaggia sopra i 107 dollari al barile contro i circa 72 dollari precedenti alla guerra con l'Iran: un rincaro di circa il 48,6% (35 dollari di differenza su 72). Negli Stati Uniti la benzina è salita di oltre il 45% da fine febbraio 2026.
- Cambi. L'euro resta intorno a 1,154 dollari; gli analisti di ING indicano un possibile avvicinamento a 1,15 se la Fed segnalasse altre strette, ma gran parte del movimento sarebbe già nei prezzi.
- Domanda finale. Il PCE, la misura d'inflazione preferita dalla Fed, è al 3,7% nei dodici mesi fino a luglio, il PCE core al 3,3%, contro l'obiettivo del 2%.
Il calcolo da fare sul margine
Tre dati letti insieme spiegano perché il rialzo non è solo una notizia americana. Il PCE core al 3,3% sta 1,3 punti percentuali sopra l'obiettivo del 2%: la Fed non ha margine per allentare. I salari negli Stati Uniti crescono del 3,1% contro un'inflazione al 3,4% ad agosto, quindi il potere d'acquisto delle famiglie è negativo per 0,3 punti percentuali (3,1 meno 3,4): chi esporta verso gli Stati Uniti vende a una domanda che perde terreno reale. Il conto per un'impresa italiana si fa su tre voci insieme — interessi passivi più alti più a lungo, energia sopra i 100 dollari, clienti finali più deboli.
Chi valuta un investimento o rinnova un fido per il 2027 ha oggi un solo scenario ragionevole da mettere a budget: soldi cari, bollette energetiche pesanti, export più difficile.






