Fallimento Bancario: Tutele, Rimborsi, Bail In e Conseguenze per i Risparmiatori

In un mercato economico così mutevole accade anche che le banche falliscano, spesso si è assistito al salvataggio di istituti bancari da parte del Governo ma in queste occasione il terrore più grande è per i contribuenti che sono indirettamente coinvolti. In caso di fallimento della propria banca, i clienti possono essere abbastanza tranquilli poiché saranno tutelati. I primi a pagare infatti in questo caso sono gli azionisti e poi gli obbligazionisti. Anche i correntisti possono essere coinvolti ma questo con delle modalità specifiche previste dalla legge. Ovviamente è bene essere consapevoli che le banche possono fallire, quindi è opportuno essere informati sulla solidità patrimoniale dell’istituto di credito presso il quale si vuole aprire il proprio conto corrente.

Tendenzialmente, come avvenuto per Banca Marche, Carichieti, Cariferrara e Banca Etruria, il fallimento giunge per azioni spericolate, perdite ingenti, creditori non solvibili. Quando ciò è accaduto per salvare le quattro banche il Governo ha dato vita ad un decreto apposito, costituendo nuove banche messe all’asta per massimizzare il fondo di Risoluzione. Questo fondo è utile alle banche nuove che nascono da istituti falliti ed è finanziato da altre banche. Quando una banca fallisce le azioni vengono svalutate e quindi c’è una perdita notevole, questo perché gli azionisti e gli obbligazionisti sono strettamente connessi a quello che accade alla banca.

Bail In: cos’è e a cosa serve

Il Bail In è in pratica il prelievo forzato, si utilizza in caso di fallimento dell’istituto bancario per ricapitalizzare la banca e consentirle di uscire dalla crisi. In pratica è una metodologia attuata per salvare la banca, reperendo denaro all’interno dello stesso istituto, anche fino all’azzeramento. In parole semplici vuol dire che quando una banca fallisce, per legge, può utilizzare il capitale dei risparmiatori per rimettersi sul mercato. Mentre il Bail Out prevede il salvataggio con l’aiuto di terze parti (come il Governo) questa modalità va ad intaccare direttamente i consumatori. I clienti che vengono toccati sono quelli con depositi superiori ai 100 mila euro. Questa legge è in vigore in Italia dal 2016 con il recepimento della direttiva europea riguardante la BRRD (Banking Recovery and Resolution Directive).

Pur non essendo coinvolti tutti i correntisti si tratta comunque di una manovra di un certo tipo, gravosa per tutti coloro che hanno un capitale maggiore di 100 mila euro (200 mila se il conto è cointestato), quelli con capitale inferiore possono stare tranquilli in quanto sono protetti dal Fondo di garanzia dei depositi che riguarda le somme su conto corrente, libretti di deposito, certificati di deposito ma esclude beni contenuti nelle cassette di sicurezza, titoli, debiti.

Nel momento di crisi tutte le risorse vengono sfruttate, i primi sono gli azionisti e i detentori di titoli capitali, poi i creditori subordinati senza garanzia, poi i creditori chrigrafari, le persone fisiche e le piccole imprese e solo infine tutti i depositi con il Fondo di garanzia. La direttiva è stata emanata dopo le ripetute crisi degli ultimi anni, non senza problemi, con il fine di avere un piano completo per gestire le crisi e intervenire prima che il dissesto sia irreversibile. In Italia l’autorità a cui compete la risoluzione è la Banca d’Italia ma è chiaro che con questo progetto l’intento dell’Unione Europea è creare una vigilanza globale e non esclusiva per singolo paese.

Fondo Interbancario di tutela dei depositi: salvi i consumatori con conti fino a 100 mila euro

Il Fondo interbancario di tutela dei depositi è stato costituito nel 1987, dal 2011 è un consorzio riconosciuto dalla Banca d’Italia. A questo fondo partecipano tutte le banche italiane che hanno una società per azioni. Lo scopo è coprire i depositi nominativi come conto corrente, buoni fruttiferi, depositi di risparmio. Il fondo garantisce copertura fino a 100 mila euro, 200 mila per i conti cointestati e serve ad evitare il bank run, ovvero la corsa agli sportelli in caso di fallimento. Il fondo assicura al cliente la liquidità dei propri depositi, anche se la banca ha problemi il fondo interviene, questo perché contiene appunto una riserva liquida per rispondere a tali esigenze.

Certo è che una crisi possa spaventare comunque, quindi quando si sceglie un conto è bene non solo confrontare tutti i prodotti del mercato ma anche affidarsi ad istituti solidi e che non abbiano problemi di alcun tipo.

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