Euro-franco a 0,9337: cosa cambia per imprese e partite IVA

L'euro ha chiuso il 2 ottobre a 0,9337 franchi svizzeri, dopo un minimo di 0,9260 toccato in giornata. Per chi ha un'attività non è una notizia da pagina finanziaria: chi compra merce o servizi in franchi paga fino al 2,6% in più rispetto al cambio di mercoledì 30 settembre, e chi fattura in euro a clienti svizzeri diventa più caro. A muovere il cambio non è un timore generico, ma il differenziale tra i titoli di Stato francesi e tedeschi.

Chi importa dalla Svizzera paga il 2,6% in più in tre sedute

Un'impresa che ordina 100.000 franchi di componenti pagava 105.263 euro al cambio di 0,95 del 30 settembre. Al minimo di 0,9260 del 2 ottobre ne servono 107.991: 2.728 euro in più, pari al 2,59%. Il calcolo è il rapporto tra i due esborsi, con il prezzo in franchi invariato.

MomentoCambio EUR/CHFCosto di 100.000 franchi
Mercoledì 30 settembre0,95105.263 €
Mattina del 2 ottobre0,9353106.918 €
Minimo del 2 ottobre0,9260107.991 €
Chiusura del 2 ottobre0,9337107.101 €

Oltre due centesimi bruciati in tre sedute: un movimento che sul mercato dei cambi non si vede spesso.

Chi incassa in franchi guadagna, chi fattura in euro no

Per un esportatore, 100.000 franchi incassati valgono 107.101 euro al cambio di chiusura, contro 105.263 al cambio di mercoledì: 1.838 euro in più, l'1,75%. Il vantaggio però svanisce se la fattura è emessa in euro. Il cliente svizzero si trova a pagare in franchi l'1,75% in più per lo stesso ordine, e la differenza finisce sul tavolo della trattativa. Le aziende elvetiche con costi in franchi e ricavi in euro vedono i margini tornare sotto pressione: lo specchio esatto di ciò che accade a un fornitore italiano che incassa in euro.

Euro crolla contro franco svizzero
Scambio di banconote euro in una transazione economica. Foto di cottonbro studio su Pexels

Lo spread BTP a 128 punti base è il dato da monitorare

Il differenziale tra BTP e Bund è salito a 128 punti base, il massimo da aprile 2025, mentre quello tra Francia e Germania tocca i 150 punti, livello che non si vedeva dal 2012. È il termometro con cui gli investitori prezzano il rischio Italia: quando sale, il costo del denaro tende a salire per lo Stato e, a cascata, per chi si finanzia.

Sul fronte francese il rendimento del decennale OAT ha sfiorato il 5%, il massimo dai primi anni Duemila. Le fonti divergono sulla dimensione del debito transalpino: il Corriere del Ticino lo indica vicino al 120% del PIL, Scenari Economici al 119%. Intanto i capitali abbandonano i debitori più fragili — Italia e Grecia comprese — per rifugiarsi nel Bund tedesco.

L'analisi: perché l'euro cede e cosa pesa sui bilanci

Tra il 30 settembre e il minimo del 2 ottobre l'euro ha perso il 2,53% contro il franco (da 0,95 a 0,9260). Nello stesso periodo il dollaro ha ceduto contro il franco solo l'1,47% (da 0,8383 a 0,8260). Se il franco fosse semplicemente una valuta rifugio molto richiesta, entrambe le divise dovrebbero scendere in modo simile. Il divario supera il punto percentuale: la vendita è concentrata sull'euro.

Sul dollaro la moneta unica è scivolata sotto 1,13, per la prima volta da maggio 2025, dopo aver bruciato oltre il 2% a settembre. Il divario sui tassi resta ampio — Fed vicina al 4%, tasso sui depositi BCE fermo al 2,50% — e con il petrolio sopra i 100 dollari un euro debole rincara la bolletta energetica di chi produce. Sul fronte svizzero la BNS ha confermato il tasso guida allo 0% il 24 settembre e i rendimenti del Bund scendono, restringendo il differenziale con la Svizzera: per l'euro è un doppio svantaggio.

La prima scelta operativa, però, non si fa sul mercato dei cambi ma sulle fatture. Sapere se si incassa o si paga in franchi, e quanto pesa quella voce sui margini, conta più che indovinare dove arriverà l'euro.

Fonti

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