EasyJet venduta e smembrata? Il conto per le imprese italiane

Il 5 luglio scade il termine entro cui il fondo Castlelake dovrà presentare la sua quinta offerta per easyJet, dopo il quarto «no» del board alla proposta da 4,93 miliardi di sterline (6,50 sterline per azione), oppure annunciare il ritiro. Per i titolari di partita IVA che usano i voli arancioni per trasferte e incontri con clienti, il rischio non è solo finanziario: se l’operazione dovesse trasformarsi in uno smembramento degli asset, a saltare sarebbero proprio i collegamenti low cost su cui si regge il business travel di migliaia di piccole imprese italiane.

Linate, Malpensa e Napoli: quanto pesa easyJet sulle trasferte

In Italia easyJet è il terzo vettore per numero di voli, dietro Ryanair e ITA Airways. Le basi operative principali sono Milano Malpensa e Napoli Capodichino, ma è lo scalo di Milano Linate – scalo strategico per il Nord Italia – a entrare nel mirino degli investitori per i suoi slot di atterraggio e decollo dal valore complessivo stimato in 900 milioni di euro, metà dei quali solo a Londra Gatwick.

Basti pensare che easyJet copre circa il 9% dei posti offerti sui voli intra-europei (un posto su undici), con punte del 20% nel Regno Unito e del 25% in Svizzera. Per un’azienda che manda persone a fiere, cantieri o appuntamenti commerciali in Europa, perdere queste frequenze significa meno scelta e più tempo perso in coincidenze.

Smembramento: perché la somma dei pezzi vale più dell’intero

Il fondo Castlelake – 38 miliardi di dollari in gestione – ha dichiarato di voler mantenere l’integrità della compagnia, ma tra Londra, Berna e Bruxelles si teme un’acquisizione finalizzata a massimizzare il valore dei singoli asset. I numeri spiegano perché: il valore contabile netto della flotta e dei pezzi di ricambio a metà 2026 è di 4,9 miliardi di sterline (5,7 miliardi di euro). A questa cifra vanno aggiunti i 287 aeromobili ordinati con consegne fino al 2034, preziosi in una fase di produzione limitata. E poi ci sono gli slot aeroportuali da 900 milioni di euro.

Aeroporto con area imbarchi e aereo bianco parcheggiato sulla pista, futuro incerto della compagnia low cost per le trasferte aziendali
Il futuro dei voli low cost arancioni è in bilico, con possibili conseguenze sulle trasferte delle piccole imprese italiane.

La sola somma di flotta e slot supera abbondantemente la capitalizzazione di Borsa attuale di 4,41 miliardi di sterline e si avvicina all’offerta che gli analisti si aspettano (7 sterline per azione, per un totale di circa 5,35 miliardi). In pratica, Castlelake potrebbe comprare il gruppo, rivendere separatamente aerei e diritti di atterraggio e incassare più di quanto ha speso, lasciando sulla carta una compagnia svuotata. È lo scenario che il governo britannico prova a scongiurare chiedendo «la garanzia scritta che non ci sarà alcuno smembramento».

Trasferte più care e concorrenza ridotta: il conto per le partite IVA

Se i nuovi proprietari decidessero di monetizzare gli asset o di concentrare l’attività sul ramo easyJet Holidays – che trasporta solo il 3,3% dei passeggeri ma genera il 38% dell’utile lordo del gruppo – le rotte meno turistiche verrebbero tagliate per prime. E i collegamenti superstiti potrebbero diventare più cari.

La stessa Commissione europea mette in guardia: senza la pressione tariffaria di easyJet, «i cittadini Ue avrebbero molta meno possibilità di movimento e di scelta, con un impatto negativo anche sulle tariffe che aumenterebbero significativamente». Per un’impresa che sposta due o tre persone ogni settimana, anche aumenti rilevanti sui biglietti last minute si traducono in migliaia di euro di costi operativi in più all’anno.

Cosa monitorare dopo il 5 luglio

La data segna il primo vero spartiacque. Castlelake potrebbe rilanciare con un’offerta vicina alle 7 sterline per azione oppure ritirarsi. Nel frattempo, le autorità europee dovranno verificare che la struttura del veicolo acquirente – con maggioranza Ue grazie agli ex manager Peter Bellew e Mark Breen – rispetti la regola del 51% di controllo comunitario richiesta per i vettori che operano rotte intra-europee.

Per chi fattura viaggiando, il segnale da osservare è la sorte degli slot di Linate e Malpensa: se dovessero finire sul mercato, la possibilità di mantenere collegamenti diretti e a tariffe competitive per le trasferte aziendali si ridurrebbe drasticamente, indipendentemente dalle rassicurazioni di facciata.

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