Detrazioni 2026: cosa cambia per partite IVA sopra 75.000 euro

Per un libero professionista o un imprenditore, superare 75.000 euro di reddito complessivo nella dichiarazione 2026 non significa solo pagare più tasse: significa anche perdere detrazioni che fino a ieri erano illimitate. Il punto critico sta nella composizione di quel reddito — perché l'art. 16-ter del TUIR, in vigore dal 1° gennaio 2025, conta nel plafond anche i redditi da regime forfettario, da cedolare secca e, per chi vi ha aderito, il reddito del concordato preventivo biennale, ai sensi dell'art. 35 del D.Lgs. 12 febbraio 2024, n. 13. La guida "Tutte le agevolazioni della dichiarazione 2026", pubblicata dall'Agenzia delle Entrate il 26 giugno 2026 in 13 fascicoli pratici, mette nero su bianco le regole: verificare il reddito complessivo prima di contare le detrazioni è il passaggio che un professionista non può saltare.

Reddito forfettario, cedolare secca, concordato: tutto conta ai fini della soglia

La norma è precisa: ai fini della soglia, concorrono i redditi soggetti a cedolare secca, i redditi del regime forfettario e il reddito concordato per chi ha aderito al concordato preventivo biennale.

Un professionista con partita IVA in regime ordinario che percepisce anche proventi da affitti in cedolare secca potrebbe superare la soglia senza averla calcolata correttamente. Stesso ragionamento per chi combina un'attività forfettaria con altri redditi. Il controllo va eseguito sulla somma di tutte le componenti, non solo sul reddito professionale principale — e va fatto prima di calcolare le detrazioni spettanti.

Il plafond: base d'importo moltiplicata per il coefficiente figli

Una volta accertato che si supera la soglia, il limite massimo di detrazioni fruibili dipende da due variabili: il livello di reddito e il numero di figli fiscalmente a carico. I valori fissati dall'art. 16-ter TUIR sono:

Reddito complessivoImporto base0 figli (×0,5)1 figlio (×0,7)2 figli (×0,85)≥3 figli o 1 con disabilità (×1)
>75.000–100.000 €14.000 €7.000 €9.800 €11.900 €14.000 €
Oltre 100.000 €8.000 €4.000 €5.600 €6.800 €8.000 €

Un professionista senza figli con reddito di 110.000 euro può detrarre al massimo 4.000 euro di spese soggette al tetto. Chi supera 120.000 euro subisce un'ulteriore riduzione progressiva (art. 15, co. 3-bis TUIR) che si azzera a 240.000 euro: le due limitazioni si applicano in sequenza.

Quali spese restano fuori dal calcolo del tetto

Non tutte le detrazioni entrano nel conteggio. Il comma 4 dell'art. 16-ter esclude esplicitamente:

Guida Agenzia delle Entrate su detrazioni e bonus 2026: istruzioni per la dichiarazione dei redditi
Immagine generata con intelligenza artificiale.
  • Spese sanitarie (detrazione 19% ex art. 15, co. 1, lett. c) TUIR): escluse sia dal tetto ordinario che dalla riduzione progressiva per redditi sopra 120.000 euro;
  • Detrazioni forfetarie, come la detrazione di 1.100 euro per il mantenimento di cani guida per non vedenti;
  • Oneri su mutui contratti entro il 31 dicembre 2024;
  • Premi su polizze assicurative stipulate entro il 31 dicembre 2024;
  • Rate di spese edilizie per interventi il cui costo è stato sostenuto entro il 31 dicembre 2024;
  • Investimenti in start-up innovative e PMI innovative.

Per un professionista che ha ristrutturato lo studio o l'abitazione negli anni scorsi, le rate residue di quegli interventi non entrano nel nuovo tetto. Se invece la ristrutturazione è del 2025, nel plafond conta solo la rata annuale: chi ha sostenuto 90.000 euro di lavori nel 2025, con detrazione suddivisa in dieci anni, porta nel calcolo solo 9.000 euro, preservando la capienza per le altre voci detraibili.

La casella "riordino non automatizzato": quando conviene sceglierla

Il Quadro RP del Modello Redditi PF 2026 — e il Quadro E del 730/2026 — include una nuova casella: "Riordino delle detrazioni non automatizzato". Barrandola, il contribuente seleziona autonomamente quali oneri includere nel calcolo del tetto, anziché lasciare la scelta al software.

Per un professionista con spese eterogenee — interessi su un mutuo del 2025, erogazioni liberali, spese di istruzione dei figli — la selezione manuale può incidere concretamente sulla detrazione effettiva recuperabile. L'ordine in cui si imputano le voci al plafond determina quali rientrano e quali no. Resta fermo il rispetto dei limiti propri di ciascuna agevolazione e del tetto complessivo.

Dal 2027: la stretta già scritta per i redditi sopra 200.000 euro

Chi ha redditi elevati deve già pianificare oggi. La legge di bilancio 2026 ha aggiunto nell'art. 16-ter il comma 5-bis, operativo dal periodo d'imposta 2026 (dichiarazione 2027). Per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 200.000 euro, la detrazione subisce un taglio aggiuntivo di 440 euro, con le sole esclusioni per spese sanitarie, erogazioni liberali ai partiti politici e premi per il rischio calamitoso. Non riguarda la dichiarazione che si compila oggi, ma il professionista che pianifica le spese 2026 deve tenerla nel conto.

L'impatto sul professionista medio: i numeri a confronto

Dai valori della guida AdE emerge una proporzione concreta. A parità di reddito di 95.000 euro, un professionista con zero figli ha un plafond di 7.000 euro; con due figli sale a 11.900 euro — una differenza di 4.900 euro di detrazioni potenzialmente applicabili, pari al 70% in più rispetto alla situazione senza figli (11.900 ÷ 7.000 = 1,70). Chi non ha verificato la propria posizione rischia di lasciare sul campo rimborsi IRPEF già spettanti.

La circolare n. 6/E del 29 maggio 2025 dell'Agenzia delle Entrate resta il riferimento operativo definitivo per i casi complessi, inclusi quelli con redditi misti o adesione al concordato preventivo biennale.

Per un titolare di partita IVA in regime ordinario con redditi variabili anno per anno, il nuovo meccanismo introduce una variabile strutturale nella pianificazione fiscale: la composizione del reddito complessivo, non solo il suo ammontare, determina quante detrazioni si possono effettivamente usare.

Fonti

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