Il debito pubblico degli Stati Uniti ha superato 36 trilioni di dollari, rendendo gli interessi annui la seconda voce di spesa del bilancio federale. Nel fiscal year 2024, Washington ha pagato oltre 1.000 miliardi di dollari ai creditori — più dell'intero budget della difesa nazionale. Una cifra che trasforma il debito da variabile macroeconomica astratta in problema fiscale concreto, con conseguenze dirette su mercati, rendimenti e debiti sovrani di mezzo mondo.
Quant'è il debito pubblico degli Stati Uniti d'America
Il debito federale statunitense ha raggiunto 36,2 trilioni di dollari a inizio 2025, pari a circa il 123% del PIL nazionale. Include sia il debito detenuto dal pubblico — circa 28 trilioni — sia il debito intragovernativo, ovvero quanto il governo deve a fondi interni come la Social Security.
La velocità di accumulo è altrettanto rilevante del livello assoluto. Gli Stati Uniti aggiungono circa 1 trilione di dollari di nuovo debito ogni cento giorni. I maggiori creditori esteri sono il Giappone (circa 1.100 miliardi) e la Cina (circa 750–780 miliardi), ma la quota più consistente è detenuta da investitori domestici: fondi pensione, banche e privati americani. La Federal Reserve, dopo anni di acquisti nell'ambito del Quantitative Easing, detiene a sua volta migliaia di miliardi in Treasury Bond.
La spesa per interessi: oltre 1.000 miliardi l'anno
Nel fiscal year 2024 il governo federale ha pagato più di 1.000 miliardi di dollari solo in interessi sul debito, superando per la prima volta l'intero budget della difesa nazionale. Con i tassi di interesse ai livelli più elevati degli ultimi vent'anni, ogni nuovo titolo del Tesoro emesso si rifinanzia a condizioni più costose rispetto a quelli in scadenza.
| Voce di bilancio | Spesa FY 2024 (miliardi USD) |
|—|—|
| Social Security | ~1.460 |
| Interessi sul debito | ~1.050 |
| Difesa nazionale | ~895 |

| Medicare | ~869 |
La natura obbligatoria degli interessi è il vero nodo del problema. A differenza della spesa discrezionale — istruzione, infrastrutture, ricerca — gli interessi non si possono negoziare in sede di legge di bilancio. Ogni anno che passa, una quota crescente delle entrate fiscali federali va ai creditori prima ancora di finanziare un singolo programma pubblico. Il Congressional Budget Office stima che, senza interventi strutturali, la spesa per interessi assorbirà quote sempre più ampie del PIL nei prossimi decenni.
Il debt ceiling: un meccanismo di crisi sistematica
Il debt ceiling è il limite legale entro cui il Congresso deve autorizzare nuovo indebitamento federale. Il Congresso approva leggi di spesa che generano deficit, poi si rifiuta di autorizzare il debito necessario a finanziarle: un paradosso strutturale che produce crisi a cicli ricorrenti, con volatilità sui mercati obbligazionari ogni volta che lo stallo politico si avvicina alla scadenza.
L'episodio più recente risale al 2023: la trattativa tra la Casa Bianca dell'amministrazione Biden e il Congresso a maggioranza repubblicana ha portato gli Stati Uniti a pochi giorni dal default tecnico, risolto con un accordo di sospensione all'ultimo minuto. Fitch Ratings ha risposto nell'agosto 2023 declassando il debito sovrano americano da AAA ad AA+, citando il "deterioramento fiscale" e la ripetuta politicizzazione del tetto del debito come cause esplicite.
Il declassamento non ha provocato una crisi immediata, ma ha segnato un cambio significativo: per la prima volta dal 2011 — quando S&P aveva già abbassato il rating a AA+ — una seconda grande agenzia si allineava a quella valutazione. Al momento del declassamento Fitch, due delle tre grandi agenzie non assegnavano più AAA agli USA — un numero salito a tre nel maggio 2025, con il downgrade di Moody's da Aaa ad Aa1.
Perché questa traiettoria riguarda anche l'Europa
La sostenibilità del debito americano non è una questione interna agli USA. I Treasury Bond definiscono il tasso "risk-free" globale: è rispetto a quel rendimento che si prezzano obbligazioni corporate, mutui e debiti sovrani in tutto il mondo. Quando i rendimenti dei Treasury salgono — come tra il 2022 e il 2024 — il costo del debito cresce a cascata su ogni emittente, pubblico e privato.
Per l'Italia, che gestisce un debito prossimo al 137–138% del PIL (dato 2023–2024), la correlazione è diretta. Uno spread BTP-Treasury che si allarga per dinamiche legate a Washington si traduce in maggiori oneri finanziari per il Tesoro di Roma, indipendentemente da qualsiasi scelta di politica fiscale italiana. La questione smette di essere americana nel momento in cui tocca il costo del credito a livello globale.
Nessun economista mainstream ipotizza un default americano a breve: la capacità di emissione della Federal Reserve e lo status di valuta di riserva del dollaro garantiscono una soglia di resilienza senza equivalenti. La questione concreta è se questa traiettoria sia compatibile con tassi di interesse bassi e stabilità finanziaria per i prossimi vent'anni. Il Congressional Budget Office proietta che, mantenendo le politiche attuali, il debito federale raggiungerà il 166% del PIL entro il 2054.
Correggere il percorso richiede scelte strutturali — aumentare le entrate fiscali, tagliare la spesa obbligatoria, o entrambe — che in un sistema politico polarizzato vengono sistematicamente rinviate. Ogni anno di rinvio aggiunge interessi composti al problema: non una metafora, ma aritmetica.




