Oltre 864.500 miliardi di won (circa 600 miliardi di dollari) sono andati in fumo in due sole sedute sulla Borsa di Seul. Il governo sudcoreano ha convocato una riunione d'emergenza, mentre l'indice KOSPI affondava del 5,98% il 29 luglio 2026, chiudendo a 5.663,24 punti. Non è solo una tegola per i trader: la Corea del Sud è il baricentro mondiale delle memorie per l'intelligenza artificiale, e il tonfo dei suoi colossi tecnologici tocca ogni impresa che importa elettronica o pianifica investimenti legati alla componentistica.
Perché il crollo parte proprio dai semiconduttori
La seduta del 29 luglio è stata innescata da SK Hynix, che ha pubblicato ricavi trimestrali record (79,3 trilioni di won, +257% sull'anno precedente) ma inferiori alle attese degli analisti (stime LSEG di 84 trilioni). L'utile operativo di 60,54 trilioni di won ha mancato i 64 trilioni previsti. Il titolo ha chiuso a -9,61%, a 1.401.000 won. Samsung Electronics ha perso il 5,23%, fermandosi a 208.500 won.
Nell'ultimo mese Samsung ha lasciato sul terreno il 35,45%, SK Hynix addirittura il 46,69%. Sono cifre che riflettono un ridimensionamento delle aspettative sull'AI, dopo che il mercato aveva prezzato uno scenario di crescita quasi illimitata. Per chi ha partita IVA e lavora con fornitori coreani o segue i costi della componentistica, questo scarto tra ricavi effettivi e attese significa una cosa: il rally dei chip potrebbe conoscere una pausa, e con esso cambiano le carte in tavola per la definizione dei prezzi e la disponibilità di alcune categorie di prodotto.

Gli ETF a leva e l'intervento d'emergenza: cosa cambia per le imprese
Parte della pressione arriva dagli ETF a leva su singoli titoli, prodotti lanciati a maggio 2026 e finiti sotto accusa in parlamento per aver amplificato gli sbalzi e concentrato la speculazione su pochi titoli blue chip. Il ministero delle Finanze ha già annunciato un tetto agli investimenti in questi strumenti e un aumento dei costi di negoziazione, oltre ad attivare un monitoraggio del mercato 24 ore su 24.
Il ministro Koo Yun-cheol, durante un'audizione, ha dichiarato: "Abbiamo già introdotto un pacchetto di misure, ma se necessario adotteremo ulteriori provvedimenti per aiutare a normalizzare il mercato". Per un imprenditore italiano, la svolta regolatoria è un'arma a doppio taglio: da un lato può frenare la volatilità che rende imprevedibili i listini di fornitura; dall'altro introduce un quadro di controlli pubblici stringenti che potrebbe rallentare alcune operazioni finanziarie legate alle controparti coreane.
Il nodo per chi importa o pianifica ordini
La Corea del Sud resta il perno della produzione di memoria avanzata. Il KOSPI ha ceduto il 32,54% in un mese, perdendo 2.731,41 punti. Un selloff di questa portata non cancella la domanda di AI, ma segnala aspettative troppo ottimistiche che si stanno sgonfiando. Sul piano operativo, per una PMI che acquista componenti elettronici o macchinari a controllo numerico con parti coreane, si aprono due scenari:
- Rinegoziazione dei contratti: se i produttori coreani dovessero rivedere al ribasso i piani di investimento per l'AI, parte della capacità produttiva potrebbe liberarsi, offrendo margini di trattativa su componenti non di punta.
- Maggiore incertezza sui tempi di consegna: la volatilità estrema e le riunioni d'urgenza delle autorità possono innescare atteggiamenti attendisti, con possibili slittamenti nelle commesse.
La vera protezione, per ora, è monitorare con cadenza quasi settimanale l'andamento di Samsung e SK Hynix: i loro listini stanno funzionando come un termometro della febbre da AI, e chi pianifica scorte o investimenti farebbe bene a non perderli di vista.





