Cos’è il CNEL, come Funziona e Perchè lo si vuole Abolire

Il CNEL: funzioni, competenze e attività

Il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro è stato istituito nel 1957 ed è un organo previsto dall’articolo 99 della Costituzione. Ha sostanzialmente una funzione di tipo consultiva che consiste nell’esprimere pareri in materia economica-sociale a favore delle Camere. Tali pareri non sono comunque vincolanti.

Può, inoltre, promuovere iniziative legislative sempre sulle materie di sua competenza contribuendo nei termini e nei modi previsti dalla norma. Tra le attività istituzionali del Cnel vanno, infine, sicuramente ricordate:

a) l’implementazione e gestione della banca dati sul mercato del lavoro, dove vengono analizzati diversi indicatori (attività contrattuali; tempi di lavoro; retribuzioni contrattuali; costo del lavoro e retribuzioni di fatto; prezzi) raccolti da di diverse fonti. Uno specifico approfondimento della banca dati è dedicato, poi, al lavoro degli immigrati;
b) i rapporti periodici di studio sui diversi temi di competenza (andamento della congiuntura economica, andamento del del mercato del lavoro e della contrattazione, ecc.);
c) la gestione dell’Archivio nazionale dei contratti collettivi di lavoro. Nell’archivio sono raccolti gli accordi di contrattazione collettiva, nazionale e decentrata, sia del settore privato che del settore pubblico, gli accordi interconfederali, gli accordi governo-parti sociali, i contratti collettivi nazionali quadro dei diversi comparti pubblici.

Il CNEL: organizzazione e composizione

Il Cnel è disciplinato, tanto nella sua composizione quanto nelle sue specifiche attribuzioni, dalla legge n. 936 del 30 dicembre 1986. Oltre al Presidente (attualmente Tiziano Treu) che coordina e promuove l’attività dell’istituto, il Cnel ha il suo organo più importante nel Consiglio che attualmente risulta composta da 64 membri (fino al 2011 erano 119).

I consiglieri sono esperti e rappresentanti delle diverse categorie produttive (8 di nomina del Presidente della Repubblica; 2 di nomina del Presidente del Consiglio dei Ministri; 48 rappresentanti delle categorie produttive; 6 rappresentanti delle associazioni e delle organizzazioni di volontariato). La durata della carica è pari a cinque anni e non è esclusa la riconferma. Il CNEL: il dibattito sulla sua soppressione

Al netto degli anni della Presidenza di Pietro Campilli (1959-1974) in cui il Cnel riuscì a contraddistinguersi per una certa dinamicità operativa e propositiva, il dibattito sull’utilità di questo organo è sempre stata all’ordine del giorno delle agende politiche. Già nel 1977, in piena stagione di compromesso storico, l’allora Presidente del Consiglio Giulio Andreotti diede mandato all’ente di ragionare su una sua autoriforma al fine di adeguare la sua mission.

Dalla riforma del 1986 ciclicamente la proposta di soppressione di tale organo è stata ripresentata da diverse forze politiche, fino a quando, nel più ampio dibattito relativo al riordino istituzionale, nel quesito del referendum costituzionale del 2016 è stata proposta anche l’abrogazione dell’articolo 99 della Costituzione, ovvero l’articolo istitutivo del Cnel. Come è noto, dopo la vittoria del No anche il Cnel è rimasto in vigore.

Certamente una riflessione seria su tale organo dovrà essere riproposta anche alla luce dei costi che vengono sostenuti per mantenerlo: da un’indagine del quotidiano Sole24Ore è emerso, infatti, che dalla sua fondazione al 2014 il Cnel è costato ai contribuenti circa 19 milioni di euro all’anno. Dal 2015 il consuntivo annuo si è praticamente dimezzato, posto che, con la Legge di Stabilità, i consiglieri sono stati ridotti a 64, le indennità cancellate ed ridotte ulteriormente le attività di competenza.

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