Da oggi chi fattura alla Pubblica Amministrazione con cartelle esattoriali scadute per oltre 5.000 euro complessivi non riceve i propri compensi: la PA li trasferisce direttamente all'Agente della riscossione, fino a copertura del debito. Per molti professionisti significa mesi senza incassare nulla dalla PA, anche per fatture già emesse e lavoro già consegnato. La norma vale anche per le prestazioni svolte prima del 15 giugno 2026, se ancora in attesa di liquidazione.
Come funziona il prelievo diretto
Dal 15 giugno 2026 la PA, prima di pagare qualsiasi compenso professionale, verifica se il professionista ha cartelle scadute per almeno 5.000 euro. Se la soglia è raggiunta, l'importo viene dirottato immediatamente all'Agente della riscossione, senza attese. Al professionista arriva solo l'eventuale eccedenza rispetto al debito accertato.
La regola interessa tutti i soggetti che producono redditi di lavoro autonomo ai sensi dell'articolo 54 del TUIR: avvocati, periti, consulenti, ausiliari del giudice e ogni altro esercente arti e professioni. La verifica scatta su qualsiasi importo del compenso, anche inferiore ai 5.000 euro: quella soglia riguarda il debito complessivo a ruolo, non la singola fattura. La soglia stessa è stata ripristinata dall'articolo 2-ter della legge 88/2026, che ha corretto una versione iniziale senza limite minimo.
La differenza rispetto alla disciplina ordinaria dell'articolo 48-bis del DPR 602/1973 è netta: quella prevede una sospensione di 60 giorni prima della segnalazione ad AdER. Qui lo scomputo è immediato e automatico, senza alcun margine d'attesa.
La trappola delle prestazioni pregresse
Le nuove disposizioni si applicano a tutti i pagamenti effettuati dal 15 giugno 2026, indipendentemente da quando la prestazione è stata svolta. Compensi maturati nel 2025 o nei primi mesi del 2026, ancora in attesa di liquidazione, passano oggi per la stessa verifica e possono essere azzerati.

Il Ministero della Giustizia ha confermato questa interpretazione nella circolare del 17 marzo 2026, rivolta inizialmente agli uffici giudiziari ma valida per tutta la PA. Anche i compensi del patrocinio a spese dello Stato rientrano nel perimetro della norma.
Nella fase attuale il meccanismo azzera, nella quasi totalità dei casi, l'intero compenso: il debito complessivo supera quasi sempre il valore della singola fattura. Il professionista non riceve nulla fino alla copertura del debito, e per cominciare a recuperare qualcosa servono almeno due liquidazioni consecutive.
Come tutelarsi: tre mosse concrete
Per chi ha crediti verso la PA e cartelle attive oltre i 5.000 euro, esistono tre azioni concrete per non subire il prelievo diretto: verificare la propria esposizione, rateizzare il debito o avvalersi della rottamazione quinquies. Ciascuna interrompe il meccanismo di scomputo automatico.
- Verificare subito la posizione debitoria sul portale di AdER, in area riservata con SPID o CIE. Si può richiedere il Prospetto unico nazionale con le pendenze su tutto il territorio entro 24 ore.
- Rateizzare il debito: un piano di dilazione attivo con rate in regola evita di risultare inadempiente al momento della verifica.
- Rottamazione quinquies: chi ha aderito entro il 30 aprile 2026 e mantiene i pagamenti in regola risulta in posizione protetta alla data della verifica.
L'Unione Nazionale Avvocati ha presentato un ricorso al TAR Lazio contro la circolare del 17 marzo, con questione di legittimità costituzionale sul comma 725 della legge 199/2025. L'esito del contenzioso può modificare il quadro, ma oggi la norma è operativa.
Chi attende liquidazioni dalla PA con cartelle pendenti oltre i 5.000 euro non può aspettare l'esito del giudizio: rateizzare o consolidare la posizione tramite rottamazione è la sola mossa concreta per non vedersi azzerare il compenso alla prossima liquidazione.
Fonti
- Oggi scatta la "compensazione" tra fatture alla PA e cartelle: importi azzerati nella prima fase — Informazione Fiscale
- Compensi PA ai Professionisti: trattenuta cartelle dal 15 giugno — PMI.it




