Coinbase lancia le Gift Card WeGift: ecco Come Funzionano

L’exchange criptovalutario statunitense Coinbase ha annunciato qualche giorno fa la possibilità di offrire ai propri clienti la possibilità di acquistare beni e servizi utilizzando le criptovalute, in virtù di una nuova partnership che metterà a disposizione vere e proprie gift card digitali.

Stando a quanto anticipava Bloomberg, Coinbase ha infatti integrato i suoi servizi di portafoglio con WeGift, una piattaforma di carte regalo online con sede a Londra, permettendo così agli utenti di acquistare gift card con criptovaluta “memorizzata” nei wallet Coinbase. Ricordiamo che attualmente l’exchange supporta bitcoin, bitcoin cash, litecoin ed ethereum, e che altre criptovalute potrebbero presto essere aggiunte all’elenco di asset trattati di Coinbase.

Cosa cambia con le gift card di Coinbase

Sulla base delle informazioni fornite dal sito web di WeGift, il partner di Coinbase, le carte regalo acquistate mediante l’uso delle criptovalute dell’exchange possono essere utilizzate in oltre 120 operatori che già accettano questo strumento, come Uber, Carrefour, Google Play e tanti altri ancora.

Finora disponibile solo negli Stati Uniti, Francia, Spagna, Paesi Bassi e – fortunatamente – in Italia, il servizio è certamente in grado di ampliare le opportunità di utilizzo da parte della clientela di Coinbase, oltre che, più in generale, permettere una maggiore fruibilità delle criptovalute da parte dei loro legittimi possessori. Considerato che una delle lamentele più frequenti da parte dei critici di tali asset digitali è la difficoltà nel poter usare comunemente tali risorse per le operazioni di acquisto, appare chiaro come si tratti di un gradevole passo in avanti.

Ricordiamo in tal senso come nel 2013 Coinbase aveva già stretto una partnership con una società di carte regalo digitali con sede a New York, eGifter, al fine di offrire carte regalo criptovalutarie. E ricordiamo anche – ne parleremo tra breve – che la partnership con WeGift arriva pochi mesi dopo che l’exchange ha ottenuto una licenza per operare con servizi di moneta elettronica grazie alla Financial Conduct Authority britannica. Come riportato in precedenza da CoinDesk, la licenza ha permesso alla società di poter fornire servizi di pagamento ed emettere forme alternative di denaro digitale nel Paese, da utilizzarsi per effettuare pagamenti con carta, internet o telefono.

Coinbase può fornire servizi di pagamento elettronico

Dunque, qualche mese fa la Financial Conduct Authority del Regno Unito ha concesso a Coinbase una licenza per operare con moneta elettronica, potendo così fornire servizi di pagamento ed emettere forme alternative di denaro digitale, da usare per i regolamenti commerciali.

Naturalmente, è necessario non fare confusioni. Ed è anche per questo che un portavoce di Coinbase ha chiarito che la moneta elettronica è “diversa” dalle criptovalute, e che la licenza britannica è accompagnata da una serie di severe norme utili per poter proteggere al meglio i clienti.

“Ci impegniamo a garantire che i fondi dei clienti siano sempre al sicuro e questo aggiornamento regolamentare vuol dire che le nostre operazioni di moneta elettronica hanno garanzie e standard operativi alla pari con altri istituti finanziari regolamentati. Un esempio di questo è la separazione dei fondi dei clienti, con le loro risorse che sono separati dai fondi di Coinbase e sono conservati in conti bancari separati” – afferma un comunicato stampa di Coinbase. Ricordiamo che la licenza FCA consente a Coinbase di operare in 23 Paesi membri dell’UE, anche se al momento non è chiaro se la prossima uscita del Regno Unito dall’UE possa o meno influire su questo.

Coinbase ha in tal proposito affermato che si potrà continuare a operare all’interno dell’Unione Europea fino al completamento della “Brexit“, e che attualmente non è chiaro se le nuove regole permetteranno alla società di continuare a operare come oggi, o meno. Nel caso peggiore, ovvero nel caso di mancanza di un accordo specifico, la società dovrà sospendere le operazioni fino a quando non sarà stata concessa una seconda licenza da uno Stato membro UE.

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