I numeri di luglio e agosto 2026 non lasciano scampo: per un’impresa metalmeccanica l’energia elettrica è salita del +10,3% su giugno, per il legno del +10%, per un’attività di acconciatura del +8,7%. Se allarghiamo lo sguardo ad aprile-luglio, l’incremento medio viaggia tra il 15 e il 20 per cento. Sul fronte carburanti, il gasolio sfiora i 2,10 euro al litro e la benzina i 2 euro, con rincari rispettivamente del +21,5% e +19,3% rispetto a prima del conflitto nel Golfo Persico. Il doppio colpo sta erodendo i margini di centinaia di migliaia di piccole imprese, e i 7,3 miliardi di sostegni pubblici finora stanziati per cittadini e aziende coprono appena un quarto dei 29 miliardi di costi aggiuntivi previsti nel 2026.
Quanto pesano davvero gli aumenti su una PMI
L’Ufficio studi della Cgia di Mestre ha quantificato l’aggravio carburanti in 13,6 miliardi su base annua, pari a 1,1 miliardi al mese di extra-costi rispetto al 2025. Significa che ogni impresa con una flotta veicolare — dall’autotrasportatore all’artigiano che usa furgoni — sta già pagando migliaia di euro in più all’anno. Per il solo gasolio, un pieno costa 22 euro in più rispetto a dodici mesi fa (+26,7%).
Sul lato elettrico, la presidente di Confartigianato Imprese Belluno, Claudia Scarzanella, ha ricordato che il sistema del prezzo marginale fa sì che “non è giusto pagare il prezzo di produzione di energia calcolato sul sistema più costoso, quello del gas”. In pratica, anche se il fabbisogno è coperto in gran parte da fonti rinnovabili a basso costo, il prezzo finale è determinato dall’ultima centrale a gas entrata in esercizio. Una distorsione che penalizza soprattutto chi non ha ancora investito in autoproduzione.
Mettendo in fila i dati si arriva a una prima stima concreta dell’impatto per un’impresa media. Il consorzio Caem ha comunicato che nel 2025 le aziende consorziate hanno risparmiato in media 800 euro sulla bolletta annuale, abbattendo il costo dell’8% rispetto ai prezzi di mercato. Da questi due numeri si ricava, con un semplice passaggio, la bolletta annua di riferimento: 800 euro diviso 0,08 dà 10.000 euro. Su quella stessa bolletta, un incremento medio annuo compreso tra il 15 e il 20 per cento (quello registrato tra aprile e luglio 2026) si tradurrebbe in un aggravio di 1.500-2.000 euro l’anno. Il risparmio da consorzio, pari a 800 euro, riesce quindi a coprire circa la metà dell’aumento, ma lascia comunque scoperta una parte rilevante della maggior spesa per chi non adotta anche altre leve.

Consorzi e autoproduzione: la via d’uscita c’è
Non tutto è subìto. I dati del consorzio Caem, a cui aderiscono 7.500 imprese italiane, mostrano che aggregare la domanda funziona: nel 2025 le aziende consorziate hanno risparmiato 5,4 milioni di euro, in media 800 euro a impresa, abbattendo la bolletta dell’8% rispetto ai prezzi medi di mercato e del 15% rispetto al costo della materia prima. Per le 102 aziende bellunesi aderenti il beneficio è stato di oltre 80.000 euro complessivi. Non basta a sterilizzare i rincari, ma offre una leva operativa immediata.
L’altra leva è l’autoproduzione da rinnovabili. Qui i 14 miliardi di scostamento di bilancio chiesti all’Europa (fino al 2028) potrebbero finanziare un salto di scala per pannelli fotovoltaici e comunità energetiche. “Dell’interesse verso l’autoproduzione abbiamo avuto prova nell’ultimo anno con i contributi Pnrr: molte piccole imprese e famiglie si sono dotate di impianti fotovoltaici”, ha sottolineato Scarzanella. Il messaggio per un titolare di partita Iva è netto: chi si muove prima, incassa gli incentivi e si mette al riparo dalla volatilità del prezzo del gas.
Carburanti: il taglio accise copre solo due mesi su dodici
I 2,35 miliardi di sconti sulle accise — incluso il taglio di 17 centesimi sul diesel prorogato fino al 26 agosto — hanno sterilizzato gli aumenti della pompa per appena due mesi su dodici, come ha calcolato la Cgia. Il resto dell’anno, l’intero aggravio ricade su bilanci familiari e aziendali. In attesa che Bruxelles autorizzi la clausola di salvaguardia (quasi 14,5 miliardi su tre anni, ma non prima dell’autunno e a costo di nuovo debito), l’imprenditore non può permettersi di restare fermo.
La Cgia ha lanciato una proposta alternativa: tagliare dell’1% le uscite dello Stato, che nel 2026 raggiungeranno quasi 1.090 miliardi al netto degli interessi, libererebbe 11 miliardi senza aumentare il debito. Un confronto diretto tra le due opzioni mostra che il taglio di spesa, oltre a non generare nuovo debito, libererebbe in un solo anno 11 miliardi, una cifra più che doppia rispetto alla media annuale della clausola di salvaguardia (14,5 miliardi spalmati su tre anni corrispondono a circa 4,83 miliardi l’anno). In termini di risorse immediatamente disponibili, la strada della spending review appare quindi più potente per contrastare la fase acuta dei rincari. Ma intanto la decisione più concreta è già nella disponibilità di ogni azienda: aderire a un consorzio di acquisto energia, valutare un impianto fotovoltaico con i fondi ancora attivi, ricalcolare i costi logistici alla luce dei nuovi prezzi del gasolio. Chi agisce oggi, compra tempo e margini; chi aspetta l’autunno, spera nello Stato.
Fonti
- Energia, allarme dagli artigiani
- Caro carburante, arriva la stangata
- Tg24.sky.it
- Buildnews.it
- Rainews.it
- Gazzetta.it
- Ageei.eu




