Caro-carburanti: benzina e diesel alle stelle, ecco cosa pesa sulle partite IVA

Il prezzo del gasolio ha superato i 2 euro al litro sulla rete autostradale e la benzina viaggia verso quella soglia. Per chi ha un'attività, il termometro della pressione sui costi non è il listino del Brent ma il dato della pompa. E oggi 8 luglio 2026, quel dato segna un'aggravio che la CNA Marche definisce «ingiustificato» rispetto alle quotazioni internazionali. Un segnale che per imprese e partite IVA va oltre il pieno dell'auto aziendale: tocca i margini di autotrasportatori, artigiani e commercianti.

Il peso reale sui conti: +221 euro ogni mille litri di gasolio

I numeri aggiornati dell'Osservatorio prezzi del Mimit sono chiari. In modalità self service, la benzina ha raggiunto 1,855 euro al litro sulla rete ordinaria e 1,945 in autostrada; il gasolio è a 1,941 euro sulla rete stradale e a 2,023 euro sulla rete autostradale. L'aumento è costante dal 3 luglio, giorno in cui è scaduto il taglio delle accise.

Per una piccola impresa dell'autotrasporto, il conto arriva subito. Riccardo Battisti, responsabile CNA-Fita Marche, spiega che su 1.000 litri di gasolio – quantità ordinaria per molte attività – il rincaro rispetto a febbraio è di 221 euro. Su un pieno da 50 litri di benzina l'aggravio è di 9,25 euro, sul diesel sale a 11,05 euro.

Solo nelle Marche, 2.074 aziende del trasporto merci stanno assorbendo questo aumento. La provincia più esposta è Pesaro e Urbino con 672 imprese, seguita da Ancona (529), Macerata (394), Ascoli Piceno (288) e Fermo (191).

Perché il prezzo sale più del petrolio

Il Brent oggi quota 76,56 dollari al barile, in rialzo dell'8,2% rispetto ai 70,75 dollari di fine febbraio. Nello stesso arco di tempo, però, la benzina self è cresciuta dell'11,1% (da 1,670 a 1,855 euro/litro) e il gasolio del 12,8% (da 1,720 a 1,941 euro/litro).

Erogatore di carburante per veicoli commerciali in un benzinaio illuminato dal sole, simbolo del caro-carburanti per le partite IVA
Il costo di benzina e gasolio sfiora i 2 euro al litro, mettendo sotto pressione i margini di artigiani e autotrasportatori.

Lo scarto tra l'incremento della materia prima e quello alla pompa – segnalato dalla CNA Marche e confermato da Staffetta Quotidiana, che parla di quotazioni dei prodotti raffinati «ancora ben al di sopra» dei livelli pre-crisi – indica che il problema non è solo fiscale. La fine del taglio accise ha fatto da detonatore, ma il differenziale rivela tensioni nella catena della raffinazione e della distribuzione che si scaricano direttamente su chi il carburante lo compra per lavorare.

Cartello sul prezzo del BIO: c'è un'azione risarcitoria per gli autotrasportatori

Un'opportunità concreta per recuperare margini arriva dall'azione collettiva che CNA, ALI Antitrust Litigation Investment e lo Studio Legale Scoccini & Associati stanno predisponendo per gli autotrasportatori. L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha accertato – con provvedimento del 23 settembre 2025 – un'intesa restrittiva tra sei compagnie petrolifere (ENI, Esso Italiana, Italiana Petroli, Kuwait Petroleum Italia, Saras e Tamoil) sulla componente BIO del carburante, attiva tra il 1° gennaio 2020 e il 30 giugno 2023. Le sanzioni comminate superano i 936 milioni di euro.

L'intesa avrebbe fatto lievitare la componente BIO da 0,026 euro/litro nel 2020 a circa 0,058 euro/litro nel 2023. Per le imprese di autotrasporto che hanno acquistato carburante in quel periodo, l'azione collettiva – che non prevede costi anticipati per gli aderenti – rappresenta uno strumento di recupero del sovrapprezzo. L'iniziativa sarà promossa quando il provvedimento dell'AGCM sarà divenuto definitivo.

Il nodo dei ristori fantasma

Per le imprese che oggi affrontano il caro-carburanti, nessuna compensazione è ancora arrivata. I 300 milioni di euro promessi dal Governo per coprire i costi dei carburanti nel periodo marzo-giugno 2026 non sono stati stanziati. Un vuoto che, secondo CNA Marche, «poteva essere decisiva per evitare il fermo della categoria».

Chi oggi compra 2.000 litri di gasolio al mese – una piccola impresa di trasporto locale – spende circa 440 euro in più rispetto a febbraio. Su base annua, il conto supera i 5.000 euro. Per un artigiano che usa il furgone ogni giorno, il pieno settimanale costa circa 11 euro in più. Sono uscite che incidono su margini già compressi e che nessun meccanismo automatico compensa.

Fonti

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