Carburanti oltre 2,2 euro: cosa cambia per imprese e partite IVA

Il gasolio self-service viaggia a 2,208 euro al litro sulla rete stradale e a 2,285 euro in autostrada. Per un'impresa con mezzi diesel la notizia non è il livello del prezzo in sé, ma il fatto che l'unico sgravio che finora ha abbassato il costo di ogni litro acquistato da un'attività — il taglio delle accise da 17 centesimi — venga prorogato di settimana in settimana, mentre il governo annuncia misure "targettizzate" sui consumatori più fragili. Se il perimetro degli aiuti resta quello delle famiglie e dei redditi bassi, i costi della logistica restano interamente a carico delle partite IVA.

Quanto costa il gasolio: 77 euro in più ogni 1.000 litri in autostrada

I prezzi medi rilevati dall'Osservatorio del Mimit il 12 settembre 2026 sono di 2,100 euro per la benzina self e 2,208 per il gasolio sulla viabilità ordinaria, contro 2,086 e 2,193 del giorno prima. Sulla rete autostradale la benzina è a 2,192 euro e il gasolio a 2,285. Lo scarto tra i due listini è di 9,2 centesimi per la benzina e di 7,7 centesimi per il gasolio: ogni 1.000 litri di diesel comprati in autostrada invece che fuori costano quindi 77 euro in più. Rispetto al periodo pre-conflitto — la settimana del 23 febbraio 2026 — il gasolio italiano è salito del 26%, pari a 44 centesimi al litro: su 1.000 litri fanno 440 euro.

Sul ritmo dei rincari le fonti divergono. Il quotidiano.net parla di un aumento di 16 centesimi al litro per la benzina tra l'11 e il 12 settembre, mentre la differenza tra le due medie Mimit è di 1,4 centesimi. La distanza tra i due numeri è ampia e le testate non la chiariscono: accanto alle medie nazionali, in molte pompe — soprattutto in autostrada — i prezzi hanno superato i 2,5 euro al litro.

Pompa di gasolio in stazione di servizio con camion in rifornimento, simbolo dei rincari per le imprese di trasporto
Il gasolio oltre i 2,2 euro incide pesantemente sui costi della logistica: le partite IVA affrontano rincari senza tutele.

Il taglio delle accise da 17 centesimi vale 2,4 miliardi già spesi

Il governo ha rinnovato in extremis per un'altra settimana lo sconto sull'accisa del gasolio. Applicando i 17 centesimi al prezzo odierno, il diesel senza intervento sarebbe a 2,378 euro al litro (2,208 + 0,17), in linea con la stima che sul dato di ieri indicava una soglia oltre i 2,36 euro. Il conto dell'operazione, secondo il presidente della Figisc di Confcommercio Bruno Bearzi, ha già toccato i 2,4 miliardi di euro: «Le misure a pioggia non hanno senso: semmai si dovrebbe intervenire sui trasporti e la logistica per evitare che l'inflazione aumenti in maniera eccessiva e prevedere agevolazioni mirate per le famiglie più povere».

Aiuti mirati e fringe benefit: chi rischia di restare fuori

Giorgia Meloni ha annunciato che il provvedimento arriverà "i primi della settimana prossima o comunque al massimo durante la settimana" e sarà «più targettizzato verso i consumatori e i fruitori che hanno maggiormente bisogno». Tra le ipotesi allo studio figura un bonus rimborsabile dal datore di lavoro tra i fringe benefit, legato a soglie di reddito e potenzialmente estendibile alle partite IVA più esposte. Il nodo resta la copertura: la Commissione europea orienta le risorse verso sicurezza ed efficientamento energetico, non verso il calo diretto dei combustibili fossili.

Cosa può fare un'impresa, senza aspettare il decreto

Per chi gestisce mezzi, la leva immediata è il punto di rifornimento. In Italia ci sono circa 22.000 impianti: metà è in mano a retisti privati con convenzione con le compagnie, mentre tra 6.000 e 7.000 usano l'appalto di servizio, una formula che Bearzi chiede di normare. Nei distributori comunali — una dozzina di esperienze nelle aree interne, con carburante acquistato dai grossisti e rivenduto con margine minimo — il risparmio arriva fino a 20 centesimi al litro. Sulla rete autostradale, dove negli ultimi dieci anni il carburante erogato è crollato del 50%, il differenziale è ormai strutturale.

L'analisi: quanto pesa davvero lo sconto sulle accise

Il confronto europeo aiuta a capire dove si sposta il costo. Il gasolio in Italia è cresciuto del 26% dal periodo pre-conflitto, contro una media Ue del 30%: quattro punti percentuali in meno, che in valore assoluto significano 44 centesimi contro 55. Il taglio delle accise da 17 centesimi copre da solo poco meno del 39% dei 44 centesimi di aumento registrati dall'inizio del conflitto (17 ÷ 44). È un paracadute che vale per ogni litro, anche per chi ha una flotta, e che una misura selettiva sui redditi bassi non replicherebbe. Con il Brent a 109 dollari al barile e le tensioni sullo Stretto di Hormuz e sul Mar Rosso, il margine per una riduzione dei listini non esiste: la variabile su cui un'impresa può ancora decidere qualcosa è dove e come rifornisce, non quanto costerà il greggio.

Fonti

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