Calo della Produzione Industriale, i dati di Oggi

Nessun analista se lo aspettava, e la sorpresa arriva con un sapore amaro. La produzione industriale cala per la prima volta dal 2016. L’inversione di marcia si è registrata su tutti i comparti della produzione, nessuno escluso. I dati relativi al mese di Luglio indicano un calo della produzione industriale pari all’1,3% rispetto al 2017, mentre rispetto a giugno del 2018 è stato dell’1,8%. Il settore che risente di più della caduta è quello automobilistico, che registra un crollo vertiginoso del 10,6%.

Secondo l’Istat, il crollo è uniforme per tutti i dati relativi alla produzione industriale Italiana. Nello specifico i beni strumentali frenano del 2,2%, mentre i beni al consumo arretrano del 1,7%. In calo anche la produzione di energia dello 0,8% e dei beni intermedi dell’1,2%. In totale anche i beni al consumo registrano un crollo dell’1,9%. Maggiori flessioni invece riguardano i prodotti petroliferi e derivati con un calo del 6,4%, mentre la produzione di legno e carta segue con una perdita del 5,8%. Ancora, la metallurgia frena con un -2,8%, mentre la produzione di materie plastiche si ferma con una perdita del 2,8%.

Rischi di ribasso del Pil

Il calo è estremamente più importante, e alquanto inaspettato del previsto. Le stime più negative davano un -0,4%, e questo gap di quasi un punto percentuale mette a rischio le precedenti valutazioni per cui la crescita del Pil in Italia sarebbe stata di oltre l’1%. Se nell’ultimo trimestre non si registrerà un’inversione di tendenza, il dato sarà da correggere, e in maniera negativa. Sarebbe un duro colpo per tutta l’economia italiana e non solo. In tutta europa si registra dati che sono allarmanti.

La spesa degli italiani frena, e frena la produzione. E’ inevitabile. L’indice destagionalizzato conferma che il 2018 sarà un anno poco stabile, caratterizzato da turbolenze relative all’andamento sia dei mercati che del consumo finale delle famiglie italiane. L’andamento generale è orientato comunque alla diminuzione.

C’è un solo dato che si mantiene positivo, quello relativo all’occupazione. L’andamento continua a segnare incrementi che oscillano tra l’1% e il 2%. Secondo l’Istituto Italiano di Statistica, gli occupati hanno superato in valore assoluto quelli del periodo pre crisi, anche se i contratti sono in larga misura a tempo determinato. Tutte le associazione di settore, da Confindustria a Confcommercio, alzano subito le antenne. In momenti come quello che stiamo attraversando, in cui molte realtà faticano ancora ad uscire dalla crisi, questi dati non sono assolutamente confortanti e demotivano gli imprenditori ad investire, sia nel nostro Paese che in tutta Europa.

Non siamo questa volta il fanalino di coda. Anche la Germania registra un -1,8%, simile a quello italiano. La Svezia invece perde il 4,1%, la Croazia il 5% e il fanalino di coda è Malta che registra un -6,3%.

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