Il caffè Arabica ha registrato lunedì 6 luglio un balzo del 16,19% in una sola seduta — il maggiore rialzo giornaliero di questo secolo. Ma dietro il numero che ha surclassato criptovalute e oro nella settimana c'è una filiera produttiva che sta accumulando tensioni su più fronti: dal ritardo nella raccolta brasiliana al crollo delle scorte certificate, fino all'impennata dei costi per i coltivatori vietnamiti. Per chi produce, trasforma e distribuisce caffè, il segnale è chiaro: la compressione dei margini non è un fenomeno temporaneo.
Il collo di bottiglia brasiliano: metà raccolto ancora nei campi
Il Brasile, primo produttore mondiale, sta vivendo la campagna di raccolta più lenta degli ultimi cinque anni. Secondo la società di consulenza Safras & Mercado, al 1° luglio 2026 solo il 52% della superficie era stata raccolta, contro il 60% dello stesso periodo del 2025 e una media quinquennale del 55%.
Le cause sono climatiche. A giugno, nella regione chiave del Minas Gerais, le piogge fuori stagione — arrivate con intensità quasi venti volte superiore alla media storica — hanno impedito l'accesso dei macchinari ai campi e deteriorato la qualità delle ciliegie mature. Poi, un'inversione drastica: nella settimana conclusa il 5 luglio, Somar Meteorologia ha registrato 0 mm di precipitazioni proprio nel Minas Gerais, la principale regione dell'Arabica brasiliana.
Questa alternanza tra eccesso d'acqua e siccità improvvisa non solo rallenta il raccolto in corso, ma rischia di compromettere la fioritura di settembre e ottobre, da cui dipende la produzione 2027/28. La NOAA stima al 67% la probabilità di un "Super El Niño" da record, un fenomeno che in passato ha sistematicamente ridotto i volumi globali di caffè.
Sul fronte valutario, il real brasiliano ha toccato il livello più alto degli ultimi due anni contro il dollaro. Un cambio forte riduce la competitività delle esportazioni e spinge i produttori a trattenere i chicchi in attesa di prezzi migliori. Molti agricoltori vendono solo quanto basta per onorare i contratti a breve termine, rinviando le decisioni sulle esportazioni future a una valutazione più precisa dei danni.
Scorte ICE ai minimi: l'effetto sul commercio fisico
Le scorte certificate di Arabica monitorate dalla borsa ICE sono scese lunedì 6 luglio a 366.756 sacchi, il livello più basso degli ultimi 2,25 anni. Per dare un termine di paragone: nello stesso periodo del 2025 erano 843.700 sacchi, più del doppio.
Il trend di erosione delle riserve è continuo dal 2025: ad aprile 2026 il calo è stato di oltre 58.200 sacchi, a maggio di altri 63.850, a giugno di oltre 57.000. Sul mercato fisico questo si traduce in una scarsità reale di prodotto disponibile per torrefattori e distributori, che si trovano a competere per volumi ridotti in un momento in cui la domanda globale resta robusta.

La dinamica non riguarda solo l'Arabica. Anche i contratti Robusta hanno registrato rialzi significativi nella seduta di lunedì: la consegna luglio 2026 è aumentata del 4,13% toccando 4.064 dollari per tonnellata, mentre il contratto di settembre 2026 è salito dell'8,83% raggiungendo 4.044 dollari per tonnellata. La Robusta, varietà più resistente e meno costosa, è la base di molte miscele industriali: l'aumento impatta direttamente i costi di approvvigionamento dell'industria di trasformazione.
Il fronte Vietnam: costi di produzione in escalation
Il Vietnam, secondo produttore mondiale e primo fornitore di Robusta, sta scaricando volumi significativi sul mercato: nei primi sei mesi del 2026 le esportazioni hanno superato 1 milione di tonnellate, con un incremento del 7,3% rispetto allo stesso periodo del 2025. Ma questa immissione di prodotto non basta a calmierare i prezzi, perché i costi di produzione stanno erodendo la redditività dei coltivatori.
Secondo i dati riportati dalle fonti di mercato, i fertilizzanti e i carburanti sono aumentati del 30% su base annua in Vietnam. Il costo del lavoro è cresciuto di un ulteriore 33%. A questo si sommano i costi di irrigazione, rimasti elevati a causa di condizioni meteorologiche instabili che favoriscono anche focolai di malattie fungine in diverse regioni di coltivazione.
Sul mercato interno vietnamita, il prezzo dei chicchi non tostati negli Altipiani Centrali ha raggiunto 92.000-93.000 dong al chilogrammo (circa 3.600 dollari per tonnellata) a inizio luglio 2026. L'offerta si sta gradualmente esaurendo con l'avvicinarsi della fase finale della stagione del raccolto: gli agricoltori hanno scorte limitate e i commercianti procedono con cautela in vista della nuova campagna.
Il paradosso del surplus previsto
Esiste una tensione evidente tra i fondamentali di brevissimo periodo e le proiezioni di medio termine. L'USDA prevede per il Brasile un raccolto record di 71,9 milioni di sacchi nella stagione 2026/27, con un aumento del 14% rispetto all'anno precedente. Rabobank ha rivisto al rialzo la stima del surplus globale di Arabica portandola a 9,5 milioni di sacchi, contro i 7 milioni precedentemente stimati.
Quattro settimane fa erano proprio queste proiezioni ad aver spinto l'Arabica al minimo degli ultimi 19 mesi, intorno a 239 centesimi per libbra. Oggi il mercato si muove circa il 43% sopra quel livello, segnalando che gli operatori hanno temporaneamente abbandonato la narrativa del surplus per concentrarsi sui rischi immediati: il ritardo nella raccolta, il crollo delle scorte e lo spettro del Super El Niño.
Per chi opera nella filiera, il messaggio è duplice. I torrefattori devono gestire un approvvigionamento fisico che oggi è scarso e costoso, mentre i contratti future scontano già ulteriori tensioni. Allo stesso tempo, se le proiezioni di Rabobank e USDA si concretizzeranno, i prezzi potrebbero correggere nella seconda metà della stagione. È esattamente questa incertezza a rendere complessa la pianificazione industriale: acquistare oggi significa assorbire costi record con la prospettiva di un mercato in discesa fra sei mesi.
Il caffè, che da solo rappresenta oltre il 60% del valore totale degli scambi nel settore delle materie prime industriali secondo i dati della Borsa Merci del Vietnam, si sta rivelando un indicatore anticipatore di una fragilità più ampia delle filiere agricole globali, dove l'interazione tra clima estremo, costi dei fattori produttivi e scorte ridotte può innescare correzioni violente dei prezzi anche in presenza di prospettive di surplus.
Fonti
- Beincrypto.com
- Il caffè è in testa al mercato delle materie prime
- I prezzi del caffè continuano a salire
- Vietnam.vn
- Xtb.com
- La migliore operazione della settimana
- Prezzi del caffè oggi, 7 luglio






