BPER Banca ha presentato un'offerta non vincolante da circa 400 milioni di euro per i servizi di pagamento e la depositaria di BFF, l'istituto milanese specializzato nel factoring. La cifra è meno della metà del miliardo indicato dagli azionisti di minoranza Paolo Basilico e Marco Drago. Per un'impresa che lavora con BFF, però, il nodo non è il prezzo: sono le tre condizioni poste da BPER e il problema di capitale della banca.
L'offerta vale il 40% della valutazione dei soci di minoranza
Il divario è di circa 600 milioni: rapportando i 400 milioni offerti al miliardo richiesto, BPER riconosce il 40% del valore stimato dai soci di minoranza. La loro valutazione si basava sui 120 milioni di utile ante imposte generati dai due business: ai prezzi proposti da BPER quel risultato viene pagato circa 3,3 volte, contro le oltre 8 volte implicite nella richiesta dei soci. La forbice sarà sul tavolo dell'incontro tra soci e board previsto tra questa e la prossima settimana.
Le tre condizioni che pesano sul merito di credito
BPER subordina tutto a una due diligence completa, a garanzie sull'adeguatezza patrimoniale di BFF e alla presenza di un partner per il factoring. Il capitale è il punto critico: Banca d'Italia ha imposto dal 2024 la riclassificazione in crediti scaduti di circa 3 miliardi e a marzo ha affiancato al board i commissari Francesco Fioretto e Raffaele Lener. Dal 2028, con la progressiva applicazione del calendar provisioning, BFF rischia di tornare sotto i requisiti regolamentari.

Sul factoring gli indizi portano ad Amco, il servicer del Tesoro guidato da Andrea Munari, che ha offerto senza indicare un prezzo, chiedendo prima certezze sulla qualità del portafoglio. In alternativa, Cerberus propone un aumento di capitale da 180 milioni per il 30% di BFF, con diritto di opzione per i soci. Offerta non vincolante anche da CF+ e Sella, ma sui soli servizi di pagamento. Banco Bpm non ha presentato proposte formali.
Cosa cambia per chi ha un rapporto di factoring attivo
Il factoring è il business che, secondo le fonti, faticherebbe a restare in piedi senza la depositaria: chi oggi cede crediti a BFF ha una controparte il cui futuro industriale dipende da un'operazione ancora non vincolante. Due scenari concreti: con Amco il perimetro factoring passerebbe a un operatore pubblico, con garanzie di continuità ma maggiore selettività sulla qualità dei crediti; con Cerberus arriverebbero 180 milioni di capitale fresco, quindi più margine per sostenere i volumi, ma con un fondo che punta a rimettere in carreggiata la divisione, anche vendendo la parte più problematica del portafoglio estero. Per un fornitore o un'impresa che pianifica il fabbisogno di liquidità nei prossimi mesi, la decisione operativa è una sola: verificare quanto del proprio affidamento dipende da BFF e tenere pronta una controparte alternativa.
Nel frattempo BPER accelera sulla semplificazione interna: la controllata Bibanca ha convocato per il 13 ottobre l'assemblea straordinaria per la fusione di Bnt Banca, efficace dal 16 novembre, operazione che accorpa due fabbriche prodotto attive nel credito al consumo e nella cessione del quinto.
La partita si decide sul capitale di BFF, non sul prezzo: chi ha crediti in essere con la banca dovrebbe leggere la conclusione della due diligence come il vero segnale di continuità.



