A partire dal 1° agosto 2026 i datori di lavoro privati possono azzerare i contributi previdenziali per due anni trasformando un contratto a termine in tempo indeterminato. Non è un incentivo automatico: l'impresa deve pianificare la stabilizzazione entro una finestra stretta, verificare requisiti stringenti sul lavoratore e rispettare vincoli che restano attivi per mesi dopo la trasformazione. Chi sbaglia i tempi o sottovaluta le condizioni perde il beneficio e rischia il recupero delle somme già fruite.
Quanto vale lo sgravio e per quanto tempo
L'incentivo, introdotto dall'articolo 4 del D.L. n. 62/2026 (convertito dalla legge n. 112/2026) e illustrato dall'INPS con la circolare n. 72 del 3 luglio 2026, consiste nell'esonero del 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro.
Il beneficio ha queste caratteristiche:
- dura fino a 24 mesi dalla trasformazione;
- arriva a un massimo di 500 euro al mese per lavoratore;
- viene riproporzionato nei contratti part-time e calcolato su base giornaliera per i mesi non interamente lavorati;
- esclude premi e contributi INAIL, che restano dovuti;
- non modifica l'aliquota utile al calcolo della pensione del lavoratore.
Il risparmio massimo teorico per un'impresa che stabilizza un giovane a tempo pieno è quindi di 12.000 euro in due anni (500 euro × 24 mesi). Un importo che incide direttamente sul costo del lavoro e che rende la misura più generosa rispetto a molti incentivi precedenti.
Quali contratti si possono stabilizzare
Non tutti i rapporti a termine sono agevolabili. La trasformazione deve rispettare una finestra temporale precisa e caratteristiche vincolate del contratto di partenza.
I requisiti del rapporto da stabilizzare:
- contratto a tempo determinato avviato entro il 30 aprile 2026;
- durata complessiva non superiore a 12 mesi;
- trasformazione senza soluzione di continuità (nessuna interruzione del rapporto);
- trasformazione effettuata tra il 1° agosto e il 31 dicembre 2026.
Restano escluse dall'agevolazione:
- le nuove assunzioni dirette a tempo indeterminato;
- le trasformazioni di contratti a termine iniziati dal 1° maggio 2026 in poi;
- il lavoro intermittente, il lavoro domestico e l'apprendistato.
Per l'impresa significa che la pianificazione va fatta subito: se si vuole stabilizzare un giovane con contratto a termine in scadenza, occorre verificare la data di avvio del rapporto e programmare la trasformazione dentro la finestra agosto-dicembre 2026. Un contratto partito il 2 maggio 2026, anche se perfetto sotto ogni altro profilo, non dà diritto a nulla.
Chi può essere il lavoratore agevolato
Anche il profilo del lavoratore è soggetto a condizioni tassative. Il dipendente deve:
- non aver compiuto 35 anni alla data della trasformazione (massimo 34 anni e 364 giorni);
- non aver mai avuto un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato nell'intera vita lavorativa;
- appartenere alle qualifiche di operaio, impiegato o quadro (dirigenti esclusi).
L'INPS chiarisce due eccezioni rilevanti: un precedente contratto di apprendistato non blocca l'accesso al bonus, così come un rapporto di lavoro domestico a tempo indeterminato. Al contrario, basta un solo contratto a tempo indeterminato avuto in passato — anche se cessato durante il periodo di prova o per dimissioni volontarie — per perdere definitivamente il diritto all'incentivo su quel lavoratore.
Per l'impresa è un punto di attenzione cruciale: prima di avviare la trasformazione serve verificare l'intera storia contributiva del dipendente. L'INPS farà questo controllo in sede di domanda; se emerge un rapporto a tempo indeterminato pregresso, l'esonero viene negato.
Le condizioni che l'azienda deve rispettare (e mantenere nel tempo)
Oltre ai requisiti sul contratto e sul lavoratore, il datore di lavoro deve soddisfare tutte le condizioni generali previste per gli incentivi all'occupazione:

- regolarità contributiva (DURC);
- rispetto della normativa su lavoro e sicurezza;
- applicazione dei contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative;
- trattamento economico non inferiore a quello previsto dai contratti collettivi nazionali di riferimento (il cosiddetto "salario giusto").
Due condizioni meritano un'analisi più approfondita perché determinano rischi operativi concreti nei mesi successivi alla stabilizzazione.
L'incremento occupazionale netto va mantenuto mese per mese
L'azienda deve realizzare un incremento occupazionale netto rispetto alla media dei lavoratori occupati nei dodici mesi precedenti. L'INPS chiarisce che questo requisito va verificato per ciascun mese in cui si gode dello sgravio.
La conseguenza operativa: se in un mese l'incremento viene meno (per esempio perché un altro dipendente cessa il rapporto e la media scende sotto la soglia), il datore di lavoro perde il beneficio per quel mese. Può riprenderlo nei mesi successivi se il requisito torna soddisfatto, ma le mensilità perse non sono recuperabili. Un'azienda con organico fluttuante deve monitorare questo parametro con attenzione per tutta la durata dei 24 mesi.
Divieto di licenziamento per sei mesi dopo la trasformazione
Nei sei mesi successivi alla stabilizzazione, il datore di lavoro non può licenziare per giustificato motivo oggettivo:
- il lavoratore che beneficia dello sgravio,
- oppure un altro lavoratore con la stessa qualifica impiegato nella medesima unità produttiva.
La violazione comporta la revoca dell'esonero e il recupero delle somme già fruite. Restano fuori dal divieto solo i licenziamenti per sopravvenuta inidoneità assoluta al lavoro e per superamento del periodo di comporto.
Per il titolare d'impresa è il vincolo più delicato: la stabilizzazione "blinda" non solo il posto del lavoratore agevolato, ma anche quello dei colleghi con la stessa qualifica nella stessa unità. In caso di riorganizzazione o calo di commesse nei sei mesi successivi, l'azienda non potrà ridurre l'organico in quella qualifica senza perdere l'intero beneficio.
Cumulabilità: con quali altri incentivi si può (o non si può) combinare
L'esonero del 100% non è cumulabile con altri esoneri contributivi o riduzioni delle aliquote previsti dalla normativa vigente. Tra gli incentivi incompatibili rientra, per esempio, la Decontribuzione Sud.
L'INPS segnala invece che il bonus resta compatibile con alcune agevolazioni fiscali, come:
- la maggiorazione della deduzione per le nuove assunzioni;
- il bonus per le aziende in possesso della certificazione della parità di genere.
Per l'impresa che sta già fruendo di altri sgravi contributivi, questa incompatibilità impone una scelta: valutare quale incentivo conviene di più e, se si opta per il bonus stabilizzazione, rinunciare agli altri esoneri contributivi in corso sulla stessa posizione.
Come presentare la domanda e quando arriva l'operatività
Le richieste vanno inoltrate esclusivamente in via telematica attraverso il Portale delle Agevolazioni (ex DiResCo) dell'INPS. La circolare del 3 luglio fornisce le prime istruzioni amministrative, ma l'agevolazione non è ancora operativa: un successivo messaggio dell'Istituto renderà disponibili moduli, codici per le denunce contributive e istruzioni per le singole gestioni previdenziali.
L'INPS monitorerà costantemente le risorse disponibili: raggiunto il limite di spesa previsto dalla legge, non saranno accolte ulteriori richieste. Per l'impresa il messaggio è chiaro: appena il Portale sarà attivo, conviene presentare domanda senza indugi, perché i fondi sono a budget e l'accesso segue l'ordine cronologico.
Quanto risparmia davvero un'impresa: l'analisi concreta
| Voce | Dettaglio |
|---|---|
| Esonero mensile massimo | 500 € per lavoratore |
| Durata massima | 24 mesi |
| Risparmio lordo massimo | 12.000 € in due anni |
| Contributi INAIL | Restano a carico dell'impresa |
| Altri esoneri contributivi | Non cumulabili |
| Agevolazioni fiscali (deduzione + bonus parità) | Cumulabili |
Considerando che il costo contributivo pieno per un lavoratore under 35 con retribuzione media si aggira intorno ai 500-600 euro mensili, lo sgravio copre integralmente o quasi la contribuzione datoriale per due anni. Su un tempo indeterminato giovane, l'effetto è un taglio netto del costo del lavoro nella fase iniziale del rapporto, quella in cui il lavoratore è meno produttivo e l'investimento formativo è più alto.
C'è però un rovescio della medaglia: come rileva il Dott. Antonio Maroscia, Consulente del Lavoro e fondatore di Lavoro e Diritti, «per le imprese rappresenta un'opportunità importante per ridurre il costo del lavoro, ma l'accesso al beneficio richiede il rispetto di condizioni molto rigorose, sia al momento della trasformazione sia durante tutto il periodo di fruizione dello sgravio». La rigidità dei vincoli — in particolare l'incremento occupazionale netto da mantenere ogni mese e il divieto di licenziamento per sei mesi — trasforma lo sgravio in una decisione che non si esaurisce con la firma della trasformazione, ma impegna l'azienda su un arco temporale prolungato con rischi di revoca e recupero somme.
Fonti
- Ipsoa.it
- Bonus INPS Under 35: sgravio del 100% per la stabilizzazione
- Tradersunion.com
- prime indicazioni operative
- Ilmessaggero.it
- Tuttolavoro24.it






