Dopo sette mesi dall’entrata in vigore della norma, le imprese hanno finalmente le regole operative per usare il nuovo bonus assunzioni destinato alle madri con almeno tre figli minorenni. Con la circolare n. 82 del 29 luglio 2026 l’INPS ha dettagliato requisiti, procedure e limiti di un incentivo che può azzerare i contributi previdenziali a carico del datore di lavoro fino a 8.000 euro annui per ogni dipendente assunta. Per un’azienda che programma nuove assunzioni nel 2026, si tratta di un risparmio immediato sui costi del lavoro, ma la fruizione piena del beneficio dipende dal rispetto di condizioni precise e da una procedura telematica che va attivata rapidamente.
Quali imprese possono accedere allo sgravio
L’esonero totale dei contributi previdenziali è riconosciuto a tutti i datori di lavoro privati, indipendentemente dal fatto che svolgano o meno attività d’impresa. Rientrano quindi non solo le società, ma anche le aziende agricole, i professionisti con Partita IVA che assumono dipendenti, gli enti privati e le associazioni. Restano invece escluse le pubbliche amministrazioni (come definite dall’articolo 1, comma 2, del D.Lgs. n. 165/2001), i datori di lavoro domestico e i contratti di apprendistato, che hanno già una contribuzione agevolata.
Per ottenere il bonus, l’impresa deve soddisfare le condizioni generali previste dall’art. 31 del D.Lgs. n. 150/2015 per tutti gli incentivi all’occupazione. In particolare, deve:
- essere in regola con il DURC e con gli obblighi contributivi;
- non avere violazioni in materia di lavoro, sicurezza e legislazione sociale;
- applicare correttamente i contratti collettivi nazionali, territoriali o aziendali firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative.
Inoltre, lo sgravio non spetta se l’assunzione rappresenta un adempimento di un obbligo di legge o contrattuale, se viene violato il diritto di precedenza alla riassunzione di altri lavoratori, se in azienda sono in corso sospensioni dal lavoro per crisi o riorganizzazione (salvo eccezioni specifiche), o se la lavoratrice è stata licenziata nei sei mesi precedenti da un datore di lavoro con assetti proprietari sostanzialmente coincidenti.
I requisiti della lavoratrice: chi fa scattare il bonus
L’agevolazione è pensata per favorire l’occupazione di una categoria di lavoratrici che il mercato del lavoro considera particolarmente svantaggiata. Al momento dell’assunzione, la candidata deve possedere congiuntamente due requisiti:
- Essere madre di almeno tre figli minori di 18 anni. L’INPS chiarisce che il requisito è soddisfatto quando almeno tre figli non hanno ancora compiuto il diciottesimo anno di età (17 anni e 364 giorni). La verifica si cristallizza alla data di assunzione: il successivo compimento dei 18 anni da parte di uno dei figli non fa perdere il beneficio. Sono equiparati ai figli naturali quelli adottivi e in affidamento, compresi i periodi di preadozione e preaffidamento.
- Essere priva di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi. La definizione arriva dal Decreto del Ministero del Lavoro del 17 ottobre 2017. Sono considerate “prive di impiego” le lavoratrici che negli ultimi sei mesi non hanno avuto un rapporto di lavoro subordinato di durata pari ad almeno sei mesi, oppure hanno svolto attività autonoma con un reddito inferiore a 5.500 euro annui, o collaborazioni coordinate e continuative e altri rapporti assimilati con reddito inferiore a 8.500 euro annui.
Queste condizioni devono sussistere alla data di assunzione o di trasformazione del contratto. Se la lavoratrice ha partita IVA ma rimane sotto quelle soglie, il datore di lavoro può comunque accedere allo sgravio.
Quanto dura il bonus e quanto vale in concreto
L’incentivo copre il 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, entro il tetto massimo di 8.000 euro annui, che equivalgono a circa 666,66 euro al mese. Nei rapporti iniziati o cessati durante il mese, il limite giornaliero è di 21,50 euro.
La durata dell’esonero dipende dalla tipologia contrattuale:

- 12 mesi per assunzioni a tempo determinato (anche in caso di proroga, fino al limite massimo dei 12 mesi);
- 18 mesi complessivi se un contratto a termine agevolato viene trasformato in tempo indeterminato;
- 24 mesi per le assunzioni effettuate direttamente a tempo indeterminato.
Per i contratti part-time, il massimale di 8.000 euro viene ridotto proporzionalmente all’orario di lavoro. In pratica, un rapporto a metà tempo dimezza il tetto annuo a 4.000 euro, con un risparmio mensile massimo di circa 333 euro.
L’impresa può sospendere la fruizione solo durante l’astensione obbligatoria per maternità, recuperando successivamente i mesi non utilizzati. Tutti gli altri periodi di assenza non prolungano l’agevolazione.
Come presentare la domanda e ottenere il beneficio
Per ricevere l’esonero, il datore di lavoro deve presentare un’istanza all’INPS attraverso il modulo telematico “ELM3”, disponibile nel Portale delle agevolazioni (ex DiResCo). Nella domanda vanno indicati:
- i dati anagrafici della lavoratrice;
- la dichiarazione relativa ai requisiti richiesti (figli minori, assenza di impiego);
- gli estremi della comunicazione obbligatoria di assunzione;
- la retribuzione media mensile e l’eventuale percentuale di part-time;
- l’aliquota contributiva datoriale oggetto dell’esonero.
L’INPS effettua verifiche automatiche per accertare la sussistenza dei requisiti. Solo dopo l’esito positivo il datore di lavoro può recuperare l’agevolazione tramite conguaglio nelle denunce UniEmens. La circolare ha confermato che è possibile recuperare gli importi per le assunzioni effettuate da gennaio a luglio 2026 attraverso le denunce contributive dei mesi successivi: un’indicazione preziosa per chi ha già assunto lavoratrici in possesso dei requisiti durante l’anno.
Vale la pena ricordare che il ritardo nell’invio della comunicazione obbligatoria determina la perdita della quota di incentivo riferita al periodo precedente alla comunicazione stessa. La procedura va attivata senza indugio.
L’analisi: cosa conviene valutare prima di assumere
Per un imprenditore, lo sgravio ha un impatto immediato sul costo del lavoro: azzerare i contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per 12-24 mesi significa un risparmio fino a 8.000 euro annui per ogni dipendente. Il massimale di 666,66 euro al mese rappresenta il tetto dell’esonero, non una soglia di retribuzione imponibile: se i contributi dovuti sono inferiori o uguali a quella cifra, l’azienda non versa nulla; se li superano, la parte eccedente resta a carico. Per un contratto con una retribuzione lorda di 25.000 euro, per esempio, l’esonero potrebbe coprire interamente i contributi o lasciare una quota residua, in base all’aliquota applicata.
Un altro aspetto da non sottovalutare è la gestione del periodo di garanzia: l’esonero è revocato in caso di licenziamento per giusta causa o dimissioni anticipate, ma anche se emergono violazioni delle condizioni generali (DURC, sicurezza, contratti collettivi). Per questo conviene verificare la regolarità della posizione contributiva e documentale prima di presentare la domanda, perché un eventuale rigetto dell’INPS comporterebbe il recupero delle somme già conguagliate.
Il bonus è strutturale e finanziato con risorse che arrivano oltre il 2035, come ricorda Eufranio Massi nel suo approfondimento per Dottrina Lavoro: “per il quale non va chiesta l’autorizzazione alla Commissione Europea ai sensi dell’art. 107 del Trattato dell’Unione”. Questo garantisce alle aziende di programmare le assunzioni con una prospettiva di medio periodo, con maggiore certezza sulla disponibilità dei fondi.
In definitiva, lo sgravio rappresenta un’opportunità concreta per ridurre il costo del lavoro in settori dove le competenze femminili sono strategiche, a patto che l’impresa faccia attenzione a ogni adempimento formale e alla trasparenza nei requisiti della lavoratrice.
Fonti
- Dottrinalavoro.it
- Potenzanews.net
- Dottrinalavoro.it
- Ipsoa.it
- Bonus assunzioni mamme 2026: come ottenere fino a 8.000 euro




