Un cantiere di Montebelluna ha pagato 864,39 euro tra costi fissi, accise, Iva e tasse a fronte di 28,49 euro di consumi effettivi in sei mesi: ogni euro di energia prelevata ne ha generati oltre 30 di oneri accessori. Per chi ha partita IVA la bolletta non si combatte più spegnendo le luci: si combatte sulla quota potenza, sul contratto di fornitura e sulle detrazioni che arrivano in autunno.
La quota potenza vale 487 euro su 864 di bolletta
Nel caso segnalato da Sergio Furlan, titolare di un cantiere rifornito da Enel, le tre bollette tra marzo e agosto 2026 sommano 864,39 euro, di cui solo 28,49 euro di consumi effettivi. La quota fissa e la quota potenza, su un contatore da 15,0 kW, pesano complessivamente 487 euro, il 56,3% del totale (calcolo: 143 + 170 + 174 euro).
| Periodo | Consumi effettivi | Quota fissa e potenza | Accise e Iva |
|---|---|---|---|
| Marzo-aprile | 7,72 € | 143 € | 75 € |
| Maggio-giugno | 12,90 € | 170 € | 41 € |
| Luglio-agosto | 8 € | 174 € | 40 € |
A questi si aggiungono i 191 euro di attività di preventivo e sopralluogo per l'allacciamento, fatturati nel primo bimestre. Le tre voci di accise e Iva sommano 156 euro. I consumi, in proporzione, valgono il 3,3% della spesa finale.
«Questa è la realtà dei fatti – guardando le bollette del mio cantiere è subito spiegata: a fronte di consumi per 28,49 euro, ho pagato 864,39 euro a causa di costi fissi, accise, Iva e tasse varie», scrive Furlan, che ha inviato una lettera aperta al senatore Raffaele Speranzon definendo questi costi «espropri» che spingono «una miriade di piccoli imprenditori» a chiudere bottega.
Alberghi e ristoranti: +48,5% e +47,6% in un trimestre
L'allarme di Confimprenditori sposta il problema dal singolo contatore ai bilanci del turismo. Per un albergo tipo da 45 camere la spesa energetica del trimestre estivo è passata da 8.250 a 12.250 euro, con un aggravio di 4.000 euro (+48,5%); per un esercizio di ristorazione da 2.100 a circa 3.100 euro, mille euro in più (+47,6%).

L'associazione lega il fenomeno alla dipendenza dal gas nella produzione elettrica, che si scarica sulle ore serali quando il fotovoltaico cala e la rete ricorre alle centrali a gas. Da qui la richiesta di un credito d'imposta pari ad almeno il 30% degli extra costi del trimestre giugno-agosto rispetto allo stesso periodo del 2025: tradotto sugli esempi citati, 1.200 euro per l'albergo tipo e 300 euro per il ristorante (calcolo: 30% di 4.000 e di 1.000 euro). «Le imprese stanno sostenendo un aggravio di costi non sempre giustificato dal reale andamento dei prezzi», sostiene il presidente Stefano Ruvolo.
Il fotovoltaico a 12 centesimi ridisegna i costi di rete
Un watt di capacità fotovoltaica costava tra 5 e 6 dollari nel 2000 e oggi si attesta su circa 12 centesimi: una riduzione di circa il 98% (calcolo: (5,5 – 0,12) / 5,5). L'analisi del Financial Times ripresa da ESG News collega il crollo alla capacità produttiva cinese, arrivata a 1,36 TW, e alla diffusione degli impianti dietro il contatore: quasi 1,2 TW nel mondo a fine 2025 contro i 136 GW del 2015.
Per un'impresa la conseguenza è un meccanismo a doppio taglio. Chi installa pannelli e batterie acquista meno energia, ma continua a usare la rete — e i costi di manutenzione e potenziamento ricadono su una base di utenti più ristretta, l'effetto «utility death spiral» descritto sul caso di K-Electric a Karachi. In pratica: chi non ha tetti, spazi o capitali per autoprodurre rischia tariffe più alte. Separare il prezzo dell'energia dal costo dell'infrastruttura è la proposta sul tavolo, insieme a batterie e previsioni gestite con l'intelligenza artificiale.
Due leve operative: bonus colonnine ed ecobonus 65%
Dal 22 settembre 2026, alle ore 12.00, si potrà presentare domanda per il bonus colonnine domestiche sulla piattaforma Invitalia: contributo fino all'80% delle spese, con massimale di 1.500 euro per persona fisica e 8.000 euro per le parti comuni condominiali, su una dotazione di 68 milioni di euro fino al 2030. Il ministro Adolfo Urso ha ricordato che «il 54% delle infrastrutture di ricarica di nuova generazione installate in Italia viene prodotto nel nostro Paese».
Sul fronte immobiliare, il governo valuta il ritorno dell'ecobonus al 65% per infissi, pompe di calore, condizionatori, sistemi ibridi, solare termico, schermature e cappotti, contro il 50% attuale sulle prime case e il 36% sugli altri immobili. Gli investimenti annui mossi dal meccanismo sono circa 3,6 miliardi, dominati dagli infissi (2 miliardi); l'aumento di 15 punti costerebbe allo Stato circa 0,5 miliardi distribuiti in dieci anni. Senza interventi, dal 2027 le aliquote scendono al 36% sulle prime case e al 30% sulle seconde.
La conclusione operativa per un titolare d'impresa è verificare la voce che pesa più di tutte: la quota potenza contrattuale rispetto ai consumi reali. Nel caso di Montebelluna valeva 17 volte l'energia prelevata — su un contatore sovradimensionato, nessuna riduzione dei consumi produce un risparmio percepibile.
Fonti
- Ilgazzettino.it
- Esgnews.it
- Bonus colonnine domestiche: ecco come richiederlo
- Lamiafinanza.it
- Ecobonus potenziato al 65% per ridurre i costi energetici



