Il futuro di Bdm Banca resta in bilico un paio di settimane in più e, per le PMI del Mezzogiorno, non è una formalità. La scadenza delle offerte vincolanti, fissata al 18 settembre 2026, slitta a fine mese: quattro candidati si contenderanno l'istituto nato dalla ex Popolare di Bari, e il Mef deciderà entro la fine del 2026 pesando anche tenuta occupazionale e centro decisionale a Bari. Per chi ha un rapporto di credito con quella banca — o con la sua controllata Cassa di Risparmio di Orvieto — la partita si gioca sul tipo di acquirente che vincerà.
Perché il profilo dell'acquirente conta per un'impresa
I quattro pretendenti a Bdm Banca hanno nature molto diverse, e per una partita IVA questo cambia il modo di rapportarsi alla banca. In gara ci sono una cordata cooperativa, un istituto emiliano, un gruppo francese e un grande player nazionale: profili che non offrono la stessa vicinanza territoriale né gli stessi referenti locali.
In dettaglio, i candidati in corsa sono:
- cordata Iccrea-Bppb: il gruppo bancario cooperativo Iccrea insieme alla Banca Popolare di Puglia e Basilicata;
- Credem: l'istituto di credito emiliano;
- Crédit Agricole: il grande gruppo bancario francese attivo anche in Italia;
- UniCredit: uno dei principali gruppi bancari italiani.
Il quadro degli interessati era già emerso a luglio 2026, con l'apertura della data room, la fase in cui i candidati analizzano conti e documenti. Non è una gara nata all'ultimo minuto.
I tre criteri del Mef che pesano sul tessuto produttivo
La scelta finale non dipenderà solo dal prezzo. Secondo quanto riferito da diverse fonti finanziarie, il Mef valuterà le offerte su tre parametri: la massimizzazione del profitto per lo Stato, la tenuta occupazionale e il mantenimento del centro decisionale a Bari. Due dei tre riguardano direttamente il territorio, non gli azionisti.
- Massimizzazione del profitto: il prezzo che lo Stato incassa dalla vendita.
- Tenuta occupazionale: le garanzie sui posti di lavoro, che nella pratica toccano anche il presidio di filiali e servizi.
- Centro decisionale a Bari: la permanenza nel capoluogo pugliese delle decisioni su credito e investimenti per il Sud.
Le quattro proposte differiscono tra loro proprio su questi punti: spetterà al governo e alle strutture tecniche del Mef stabilire quale peso attribuire a ciascuno.

Bdm e Cassa di Risparmio di Orvieto: il perimetro che tocca le PMI
Nel perimetro della privatizzazione rientra anche la controllata Cassa di Risparmio di Orvieto. Per entrambe vanno considerate le istanze locali, politiche ed economiche, legate all'esigenza di mantenere un presidio bancario nel Mezzogiorno: un tema che riguarda direttamente chi opera nel tessuto produttivo del Sud.
Bdm Banca, dopo un costoso piano di ristrutturazione seguito al salvataggio della Popolare di Bari, è tornata all'utile. Una banca risanata è più appetibile e consente al venditore pubblico di negoziare condizioni migliori. Per le imprese del territorio è un interlocutore più solido, ma l'attrattiva dell'istituto può spingere l'acquirente verso un'integrazione più marcata.
Nel contesto societario compare anche Mediocredito Centrale, attiva nel sostegno alle imprese con missione su piccole e medie imprese e sviluppo del Sud Italia, tra erogazione di credito, servizi finanziari e gestione di incentivi nazionali e fondi pubblici. Il dossier, quindi, non riguarda solo un istituto: coinvolge pezzi dell'ecosistema di finanziamento delle PMI meridionali.
Il calcolo dei tempi: dalla proroga alla decisione
La proroga non è neutra. Con la scadenza originaria al 18 settembre e oggi a 12 settembre 2026, i candidati avevano sei giorni per presentare le offerte vincolanti; con il rinvio a fine mese ne hanno circa il triplo. Dal termine delle offerte alla decisione attesa entro la fine del 2026 passano poi circa tre mesi di analisi: prima l'advisor, in ultima istanza il Mef.
Questo calendario ha un effetto operativo per chi fa impresa. Fino alla chiusura dell'operazione il controllo resta pubblico: nessun nuovo azionista può cambiare politiche di credito, condizioni o rete di filiali nel frattempo. Chi ha in programma un investimento o una rinegoziazione del fido con Bdm o con Cassa di Risparmio di Orvieto ha quindi una finestra utile per muoversi prima che il nuovo assetto si consolidi.
Il vero elemento da monitorare non è la data, ma il criterio che il Mef metterà al primo posto: un acquirente orientato al rendimento tenderà a razionalizzare, uno orientato al presidio territoriale a mantenere filiali e referenti locali. È da questo, non dalla proroga, che dipenderà il credito alle imprese del Sud.






