Chi assume una badante per un familiare con disabilità grave ha, sulla carta, il diritto di dedurre l'intero stipendio dal proprio reddito imponibile. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l'ordinanza n. 449/2025. Il problema è che l'Agenzia delle Entrate non ha aggiornato né la modulistica né i sistemi informatici: chi tenta di esercitare questo diritto vede la dichiarazione rigettata dal software ministeriale, e i CAF non possono vistare la pratica senza rischiare sanzioni. Per i titolari di partita IVA con un genitore non autosufficiente, il divario tra diritto riconosciuto e pratica fiscale vale potenzialmente migliaia di euro.
I costi di colf e badanti nel 2025: stipendio e contributi
Lo stipendio medio annuale nel settore domestico ha raggiunto 8.019 euro nel 2025, in crescita del 2% rispetto al 2024. Non è l'unica voce nel costo totale: il datore di lavoro versa ogni trimestre i contributi previdenziali INPS e può dedurre la propria quota fino a un massimo di 1.549,37 euro l'anno, indipendentemente dal reddito dichiarato.
Le badanti percepiscono in media il 28% in più rispetto alle colf, differenza che riflette la complessità dell'assistenza. Nel settore si registra anche un'inversione rispetto alla norma: le lavoratrici guadagnano mediamente 8.100 euro annui, gli uomini 7.700 euro.
Per poter accedere alle agevolazioni fiscali legate alla Legge 104, il contratto deve essere formalmente corretto. Il lavoratore va inquadrato almeno al livello CS del CCNL del Lavoro Domestico (assistente familiare non formato per non autosufficienti) o al livello DS (con titoli o certificazioni in ambito socio-assistenziale). Un livello inferiore, come quello riservato alle colf o ai semplici addetti alle pulizie, esclude qualsiasi possibilità di accesso ai benefici per la non autosufficienza.
La documentazione da conservare comprende la lettera di assunzione registrata all'INPS, il verbale di invalidità ASL attestante la gravità ai sensi dell'art. 3 comma 3 della Legge 104, le buste paga firmate e le ricevute dei bollettini trimestrali PagoPA. Un archivio documentale completo è la prima linea di difesa in caso di controllo fiscale.
La deduzione Cassazione: oltre 5.900 euro di imponibile bloccati
La normativa ordinaria prevede una detrazione IRPEF del 19% sullo stipendio della badante, ma solo su un tetto di 2.100 euro di spesa annua, e solo per chi ha un reddito complessivo inferiore a 40.000 euro. Il risparmio effettivo massimo è 399 euro l'anno.
La Cassazione ha riconosciuto un principio diverso: se la badante assiste un soggetto con disabilità grave ai sensi dell'art. 3 comma 3 della Legge 104, l'intero stipendio si configura come spesa di assistenza specifica e va dedotto dal reddito senza limiti. Non conta la qualifica sanitaria del lavoratore, ma la finalità dell'attività prestata.

Il divario tra norma vigente e orientamento della Suprema Corte è misurabile direttamente: il tetto di 2.100 euro su cui calcolare la detrazione ordinaria corrisponde a meno di un terzo dello stipendio medio del settore (8.019 euro nel 2025). La differenza tra la spesa oggi agevolata e l'importo che la Cassazione ritiene deducibile supera i 5.900 euro di imponibile — una somma che il fisco, allo stato attuale, non lascia portare in dichiarazione.
L'ostacolo è tecnico e burocratico insieme: i sistemi informatici dell'Agenzia delle Entrate consentono la deduzione piena dello stipendio per assistenza specifica solo se prestata da personale con qualifica sanitaria codificata. Inserire l'intero importo nel rigo E25 causa il rigetto della dichiarazione. I professionisti abilitati non possono forzare il dato perché sono vincolati alle circolari interne dell'amministrazione e rischiano sanzioni in caso di anomalie.
Chi vuole far valere il diritto riconosciuto dalla Cassazione non può farlo per via ordinaria: l'unica strada praticabile, oggi, è il contenzioso tributario.
Un'ultima nota operativa: la presenza di una badante non priva il familiare lavoratore dei tre giorni di permesso mensile retribuito previsti dalla Legge 104. Le due forme di assistenza sono compatibili.
Flat tax e albo professionale: i cambiamenti da monitorare
Il calo dei lavoratori domestici regolari — 804.464 nel 2025, in flessione per il quarto anno consecutivo (-2,3% rispetto al 2024) con una perdita di circa 173.000 unità dal 2021 — ha riacceso il dibattito sulle misure per ridurre il lavoro nero nel settore.
Sul tavolo ci sono due proposte. La prima è l'istituzione di un albo nazionale per colf e badanti: un elenco pubblico che certifichi competenze e qualifiche, sul modello di quello già esistente per molte professioni. La seconda, avanzata dal presidente della Commissione Finanze e Tesoro del Senato Massimo Garavaglia, è una flat tax sul lavoro domestico: le famiglie diventerebbero sostituti d'imposta, versando direttamente un'imposta fissa alternativa all'IRPEF ordinaria al posto del lavoratore.
Per chi assume, la flat tax aggiungerebbe un adempimento nella gestione della busta paga — oggi le famiglie non effettuano versamenti fiscali per conto del lavoratore — ma in cambio l'aliquota complessiva sarebbe più bassa. La proposta non ha trovato spazio nell'iter parlamentare fin qui, ma i dati INPS 2025 la rendono di nuovo attuale.
La convergenza tra calo di lavoratori regolari, stallo sulla deduzione Cassazione e proposte di riforma rende il settore domestico uno dei fronti fiscali più mobili degli ultimi anni. Prima che una delle due proposte entri eventualmente in vigore, conviene verificare con un consulente fiscale se sussistono già i presupposti per il contenzioso sulla deduzione totale: il diritto, almeno per la Cassazione, c'è già.
Fonti
- Stipendio dimezzato per le donne italiane, è il prezzo del lavoro domestico: lo studio
- Lavoro domestico: in calo colf e badanti regolari mentre si ragiona su flat tax e albo
- INPS: Osservatorio sui lavoratori domestici – anno 2025
- Stipendio badante e Legge 104, la Cassazione conferma la deducibilità dalle tasse





