Acconto IRPEF ridotto: per la partita IVA l’F24 scade il 30 novembre

Il 10 ottobre è la scadenza che agita i pensionati con l'INPS come sostituto d'imposta. Per il titolare di partita IVA — che presenta il modello Redditi o il 730 senza sostituto — la data da segnare è invece lunedì 30 novembre 2026: l'F24 con l'acconto IRPEF ridotto va versato direttamente, senza alcuna comunicazione formale. Il taglio dell'aliquota al 33% aggiunge un motivo concreto per rivedere la stima, a patto di non sbagliarla per eccesso di ottimismo.

La scadenza che vale per la partita IVA: F24 entro il 30 novembre

Chi presenta il modello Redditi o il 730 senza sostituto d'imposta versa con F24, entro lunedì 30 novembre 2026, l'importo che ritiene dovuto. La richiesta formale di riduzione prevista dall'art. 19, comma 6, del D.M. 164/1999 riguarda invece solo chi ha un sostituto d'imposta e subisce la trattenuta in busta paga o sulla pensione. Il calendario si divide in tre binari: 10 ottobre per i pensionati con INPS sostituto, 12 ottobre — slittato dal 10 perché cade di sabato — per i dipendenti, 30 novembre per chi paga con F24.

Il 33% riduce la seconda rata per chi non ha un sostituto

Dal 1° gennaio 2026 la fascia di reddito tra 28.000 e 50.000 euro paga l'IRPEF al 33%, contro il 35% del 2025 (art. 1, comma 3, della L. 199/2025). L'acconto 2026 si calcola però con il metodo storico — cioè sull'imposta dell'anno precedente — e la legge non ha previsto alcun ricalcolo automatico. Il vantaggio premia i redditi su cui nessun sostituto applica l'aliquota intermedia: la condizione tipica della partita IVA, ma anche di un canone di locazione tassato in via ordinaria o di un secondo stipendio. Stessa logica per l'acconto della cedolare secca, per chi ha affittato una casa nel 2025 e non la affitta più.

Acconto IRPEF ridotto scadenza 10 ottobre
Moduli fiscali e comunicazioni di versamento tributario. Foto di Leeloo The First su Pexels

Il conto si ricostruisce su un caso tipo. Un contribuente con 30.000 euro di imponibile da lavoro e 9.500 euro di canone in via ordinaria arriva a un reddito complessivo di 39.500 euro: l'intera quota dell'affitto cade nella fascia intermedia e la seconda rata può scendere di 190 euro. Il calcolo è il 2% di differenza tra 35% e 33% applicato ai 9.500 euro di canone.

Acconti 2026: le clausole che riguardano le imprese

La legge di bilancio 2026 contiene altre clausole sugli acconti che pesano sul mondo produttivo. I commi 43 e 75 dell'art. 1 impongono di calcolare l'acconto 2026 come se fossero già in vigore le nuove regole sulle plusvalenze d'impresa e le aliquote IRAP maggiorate per banche e assicurazioni. Per una società con plusvalenze rilevanti o per una compagnia assicurativa, l'anticipo risulta più alto di quello che scaturirebbe dalle regole effettive dell'anno.

Il rischio del 25% e la scelta operativa

Ridurre l'acconto non significa pagare meno tasse: significa spostare il versamento al conguaglio del 730/2027. Se la stima è troppo ottimistica e l'imposta effettiva risulta superiore, si paga la differenza con una sanzione del 25% sull'importo non versato, più gli interessi. Per la partita IVA la facoltà non si esercita con un modulo, ma con un calcolo interno: nessun sostituto applica il 33% al posto suo e nessun ricalcolo automatico corregge l'anticipo calcolato al 35%. Il vantaggio del 2% sulla quota tra 28.000 e 50.000 euro è quindi anche il più facile da perdere.

La scelta è di cassa: versare meno a novembre libera liquidità fino al conguaglio, con la stima che resta interamente sulla responsabilità del contribuente. La domanda da portare dal commercialista non è quanto si può risparmiare, ma quanto reddito 2026 è davvero cambiato rispetto al 2025.

Fonti

Leave a Reply

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.