Il sistema bancario italiano sta muovendo pedine che toccano direttamente chi fa impresa. Da un lato, operazioni di finanza strutturata e cartolarizzazioni liberano capitale per nuovi impieghi; dall'altro, l'allargamento dei mutui green oltre la classe A ridefinisce il valore degli immobili aziendali e le condizioni per finanziarli. Resta un nodo: private equity e innovazione verde faticano ancora a incontrarsi, come documenta uno studio pubblicato oggi da Banca d'Italia.
Le cartolarizzazioni come leva di liquidità: il caso Sanfelice 1893
Sanfelice 1893 Banca Popolare ha portato a 150 milioni di euro il valore del portafoglio di mutui residenziali cartolarizzati, in un'operazione che ha coinvolto Banca Akros (gruppo Banco BPM) come arranger e Banco BPM come senior noteholder.
L'operazione ha ottenuto la qualifica STS (semplice, trasparente e standardizzata) prevista dalla normativa europea. Per le imprese il segnale è duplice: le banche stanno alleggerendo i propri bilanci attraverso la cessione di crediti, e questo libera risorse che possono tradursi in nuova capacità di prestito. Sanfelice 1893 opera da 130 anni con focus su retail e PMI in Emilia-Romagna, e l'incremento della cartolarizzazione rientra in una strategia di diversificazione delle fonti di raccolta a medio-lungo termine.
Non è l'unica banca a strutturare operazioni di questo tipo. Oggi Bcc Banca Iccrea, in pool con Banca d'Alba, Bcc Alpi Marittime e Bcc Veneta, ha finalizzato un finanziamento ipotecario alla Cooperativa Sociale Quadrifoglio per supportare un'acquisizione strategica nel settore socio-assistenziale. Osborne Clarke ha assistito il pool di banche con un team guidato dai partner Giorgio Lezzi e Andrea Pinto.
Mutuo green: perché l'apertura alle classi C e D interessa l'impresa
La novità più concreta per chi ha una partita IVA riguarda i mutui green. Diverse banche italiane hanno iniziato a concedere tassi agevolati anche a immobili in classe energetica C e D, superando il vincolo che limitava l'accesso alle sole classi A e B.
I numeri sono questi: a maggio 2026 il tasso medio dei mutui green a tasso fisso era del 3,05%, contro il 3,52% dei mutui standard, con un tasso minimo che ha toccato il 2,84%. Su un finanziamento da 160.000 euro in 25 anni, la differenza mensile è tangibile.
Per un imprenditore che acquista o ristruttura un capannone, un ufficio o un immobile strumentale, l'ampliamento delle classi ammesse cambia la platea degli edifici finanziabili a condizioni vantaggiose. In Italia il 54% delle abitazioni è in classe F o G: estendere l'agevolazione alle classi C e D moltiplica le opportunità, e alcune banche – Intesa Sanpaolo per prima, poi BPER Banca, Crédit Agricole e Banco di Sardegna – hanno già adeguato le proprie griglie.
Il nuovo approccio valuta non solo la classe energetica, ma anche l'indice di prestazione energetica (PED), la zona climatica e l'anno di costruzione. Un immobile in classe D in una zona fredda del Nord può risultare più efficiente di uno in classe C al Sud: le banche stanno premiando la performance reale, non l'etichetta.

Private equity e green tech: il freno strutturale
Banca d'Italia ha pubblicato oggi lo studio "Private equity e innovazione nell'area dell'euro", analizzando dati su operazioni di PE, brevetti e caratteristiche delle imprese di otto paesi europei tra il 2010 e il 2019.
Il verdetto è netto sul fronte tradizionale: le imprese che ricevono investimenti di private equity aumentano la produzione di brevetti, con un effetto più marcato nel venture capital. I fondi di PE agiscono da catalizzatori di un potenziale innovativo già esistente.
Sulle tecnologie verdi, invece, il legame tra innovazione e investimenti di private equity non emerge. Lo studio attribuisce questo scollamento a barriere strutturali: rischio elevato e lunghi cicli di sviluppo che hanno limitato la capacità del PE di promuovere il progresso tecnologico verde nel periodo esaminato. Per un'impresa che opera nella green economy o cerca capitali per sviluppare tecnologie ambientali, il dato è rilevante: il canale del private equity non sta ancora funzionando come acceleratore in questo segmento.
Liquidità e plafond: l'accordo Banca Etica-Caritas
Un modello diverso di finanziamento arriva dall'intesa tra Caritas Italiana e Banca Etica, che mette a disposizione un plafond di 15 milioni di euro per sostenere le Caritas diocesane impegnate nell'accoglienza di migranti, richiedenti asilo e rifugiati.
L'iniziativa affronta un problema operativo concreto: il disallineamento temporale tra le spese sostenute dagli enti e i rimborsi delle amministrazioni pubbliche. Per le imprese sociali e le cooperative che lavorano in convenzione con la PA, il plafond segnala un prodotto finanziario pensato per colmare quel divario di cassa. "L'accoglienza è possibile anche grazie alla realizzazione di condizioni concrete che consentono alle comunità di continuare a prendersi cura delle persone", ha dichiarato don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana. Nazzareno Gabrielli, direttore generale di Banca Etica, ha parlato di "ampia sintonia tra Dottrina sociale della Chiesa e finanza etica".
Questo tipo di strumento – credito-ponte su commesse pubbliche – interessa ogni impresa che fattura alla PA e subisce tempi di pagamento dilatati. Il principio è replicabile anche al di fuori del terzo settore.
Analisi: cosa pesa davvero per chi fa impresa oggi
Tre segnali convergono. Il primo è che le banche stanno facendo cassa con le cartolarizzazioni: liberano attivo e si preparano a impiegare liquidità. Il secondo è l'allargamento dei mutui green: se un imprenditore ha un immobile in classe C o D, oggi può ottenere un tasso migliore rispetto a sei mesi fa, e la differenza tra il 3,05% medio green e il 3,52% standard non è marginale – sono 47 punti base che su un mutuo ventennale producono migliaia di euro di risparmio. Il terzo segnale è un'assenza: il private equity non sta finanziando l'innovazione verde, e per le startup cleantech questo significa dover cercare capitali altrove, probabilmente in fondi pubblici o strumenti agevolati.
Il denominatore comune per chi ha partita IVA è la necessità di aggiornare la documentazione energetica degli immobili aziendali: con i nuovi criteri, un APE aggiornato e una valutazione PED possono aprire l'accesso a condizioni di finanziamento che fino a ieri erano precluse.
Fonti
- Accordo premio aziendale Banco di Sardegna 2026
- Toplegal.it
- Cartolarizzazione Sanfelice 1893 con Banca Akros e Banco BPM
- Mutuo green, apertura alle classi C e D
- Private equity e innovazione nell'area dell'euro
- Chiesadimilano.it
- Unicredit sale al 47,59% di Commerzbank



